Morì il compagno di regata Velista a processo in luglio

Roberto Mosetti accusato di omicidio colposo per non aver fatto indossare il salvagente all’amico finito in acqua. Secondo l’accusa entrambi erano ubriachi
Di Franco Femia

Il 18 agosto di due anni fa al largo di Punta Sdobba, durante la regata velica Monfalcone-Portorose-Monfalcone organizzata dalla Svoc in collaborazione con lo Yatching Club di Portorose, Sebastiano Pòrcile, restauratore di 50 anni, abitante a Monfalcone, era caduto in acqua ed era morto annegato.

Di quella morte ora deve rispondere il monfalconese Roberto Mosetti, 41 anni, imputato di omicidio colposo. Il processo fissato per ieri, dopo la nomina di un perito, è stato rinviato al 13 luglio prossimo. A Mosetti viene contestato il fatto che, responsabile del Cutty Sark, non aveva fatto indossare il giubbotto salvagente a Pòrcile che, caduto in acqua, non è riuscito a salvarsi. Tra l’altro nel capo di imputazione si legge che entrambi, Mosetti e Pòrcile, al momento dell’incidente si trovavano in stato di ebbrezza alcolica.

La tragedia si era consumata nel primo pomeriggio di domenica 18 agosto 2011. Pòrcile, a bordo del Cutty Sark - un barca a vela di 7 metri - era caduto in mare a due miglia dall’arrivo previsto a Monfalcone. Con lui a bordo c’era Mosetti, che ha tentato di soccorrerlo. Aveva dichiarato che Pòrcile avrebbe tentato di resistere aggrappandosi alla scaletta dell’imbarcazione, venendo però inghiottito dal mare.

Erano circa le 15.30 quando Mosetti aveva effettuato una prima segnalazione contattando la Capitaneria di porto di Monfalcone e lanciato un razzo. la Guardia costiera aveva raggiunto nel giro di 30-40 minuti il Cutty Sark ed aveva poi disposto le ricerche di Pòrcile. Il suo corpo veniva recuperato poco dopo in prossimità della foce dell’Isonzo e trasportato a terra nel porticciolo Nazario Sauro di Monfalcone. L’autopsia, disposta dalla Procura della repubblica che aveva subito aperto un’inchiesta condotta dalla Capitaneria di porto, aveva accertato che il decesso era avvenuta per asfissia da annegamento.

La difesa di Mosetti è affidata all’avvocato Giorgio Caruso, che ha sempre dichiarato come il suo cliente si sia reso subito disponibile a raccontare la sua versione dei fatti. Aveva chiarito, sentito dalla Capitaneria di porto, determinate circostanze di quella domenica che avrebbe dovuto essere contrassegnata dalla festa e dal clima di amicizia e passione sportiva tipica delle traversate come la due-giorni internazionale di vela e che proprio il giorno prima delle tragedia aveva visto Mosetti e Pòrcile tagliare per primi con la Cutty Sark il traguardo a Portorose. Mosetti aveva ripetuto la stessa versione dei fatti anche nei successivi interrogatori inquirenti, aveva ricordato il legale.

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