Morte di Stefano, battaglia sulle perizie

Francesco Fain
La Procura della Repubblica ha conferito il mandato a un professionista gradiscano per la perizia di parte riguardante il pozzo in cui ha trovato la morte il tredicenne Stefano Borghes. Si tratta dell’ingegner Marco Pozzati. A confermarlo lui stesso. «È vero. Sono iniziate le operazioni riguardanti il pozzo che si trova nel giardino di Palazzo Coronini. Sarà una perizia di parte». Altro, Pozzati non aggiunge. E non potrebbe che essere così, perché il suo lavoro di approfondimento e verifica è coperto dal segreto. La conferma del suo coinvolgimento, su espressa domanda del cronista, arriva, ma nulla di più. È chiaro che si tratta di un approfondimento che potrà fornire elementi chiave per le indagini. Ci si concentrerà sul pannello d’acciaio circolare che si trovava all’imboccatura del manufatto e sui suoi agganci.
Intanto, si stanno muovendo altri avvocati. Perché vorrebbero vedere, con i propri occhi, quel pozzo. Francesco Donolato, il legale del foro di Gorizia che tutela l’architetto Raffaella Sgubin (quale direttore del Servizio Ricerca, Musei e Archivi Storici dell’Erpac), rivela di aver presentato una richiesta specifica al pubblico ministero Ilaria Iozzi per poter far visita all’area in cui morì il piccolo Stefano. «La risposta - spiega Donolato - è stata interlocutoria ma avremmo davvero piacere di poter vedere quel pozzo». E si associa alla richiesta anche l’avvocato Antonio Montanari, legale di Rodolfo Ziberna, sindaco e presidente di diritto della Fondazione Coronini.
Non è né sarà un’indagine semplice perché, per semplificare al massimo, bisognerà capire chi doveva fare cosa. Fino a questo momento di certo c’è solo che secondo quanto raccontato dal compagno di squadra di Stefano, la copertura all’inizio era stabile e ha retto il peso del ragazzo. Soltanto dopo diversi secondi ha ceduto, facendo precipitare nel vuoto il giovane. Riguardo all’ipotesi della friabilità della pietra, emergono pareri contrastanti. C’è chi assicura che è compatta e resistente; ma c’è anche chi conferma che il blocco sagomato grigio appoggiato a terra accanto al pozzo del parco sia proprio un segmento del manufatto.
Non è però chiaro se questo frammento si sia staccato durante le operazioni di soccorso o se sia stato semplicemente rimosso dai vigili del fuoco per agevolare il loro intervento. Il decesso di Stefano era avvenuto nel corso di una gara di orienteering organizzata nell’ambito del centro estivo promosso dal coordinamento delle parrocchie di Gorizia ed era emerso che i partecipanti erano stati divisi in 4 gruppi: 3 da due persone e 1 da tre. In totale c’erano quindi 9 minori, ad accompagnarli quattro animatori maggiorenni. Il rapporto dunque era di poco superiore a un adulto per due ragazzi (1 ogni 2,25 per l’esattezza) e comunque di un animatore per gruppo. Spetterà alla magistratura stabilire se i numeri erano congrui. —
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