Cuoco spinto a terra, morì otto mesi dopo: da lesioni gravi il reato diventa omicidio
Il caso di via Baiamonti a Trieste: il gup ha ravvisato la preterintenzionalità del gesto e ha riqualificato l’episodio rinviando gli atti al pubblico ministero.

Uno spintone, violento, una rovinosa caduta, un grave trauma cranico e poi una lunga agonia che il 21 maggio del 2024 aveva portato alla tragica morte del cuoco 58enne Stefano Battiston. Teatro dell’episodio era stato il dehor di un locale di via Baiamonti.
Ora per quella violenta spinta e per quel decesso una donna – difesa dall’avvocato Giovanna de’ Manzano – è indagata per omicidio preterintenzionale. In precedenza il fascicolo era aperto per lesioni gravi.

Il reato è stato riqualificato nel corso dell’udienza di venerdì, con il gup Flavia Mangiante che ha restituito gli atti al pm Alessandro Perogio, ravvisando un reato diverso da quello contestato, molto più grave. «L’ordinanza del gup – sostiene Alberto Polacco, l’avvocato che rappresenta i fratelli e le sorelle di Battiston – rende la corretta qualificazione giuridica del fatto e della sua gravità». Ad avere un ruolo centrale è la consulenza firmata dall’anatomopatologo Davide Radaelli, al quale la Procura di Trieste aveva affidato la stesura della relazione medico legale.
Battiston era arrivato in Pronto soccorso intubato e privo di coscienza poco dopo le 22 del 23 settembre 2023. Aveva riportato un trauma cranico con la frattura dell’osso parietale destro, un ematoma e una frattura della clavicola. Lesioni che Radaelli indica come «compatibili con il violenti urto del capo e della spalla» contro l’asfalto.
Per mesi la sua vita era rimasta appesa ad un filo. Battiston era ridotto a uno stato vegetativo, senza segni di miglioramento. Un calvario per i parenti durato otto mesi, culminato con il decesso dell’uomo, avvenuto, come dicevamo, nel maggio dello scorso anno. «Considerando che la letteratura di settore indica patologie cardiovascolari, respiratorie e il soffocamento – scrive Radaelli – tra le principali cause di decesso nei pazienti con ridotta mobilità a seguito di trauma cranico, e che i pazienti colonizzati da microrganismi multiresistenti sono particolarmente a rischio di sviluppare questo tipo di infezioni nel tempo, e tenendo conto dell’assenza di patologie cardiovascolari che potrebbero spiegare il decesso, appare ragionevole concludere che è altamente probabile che la morte del signor Battiston possa essere attribuita a insufficienza respiratoria conseguente a un’infezione polmonare».
La difesa della donna aveva chiesto il patteggiamento e ora l’avvocato de’ Manzano sottolinea: «Dall’accertamento medico svolto dalla stessa Procura è stata negata qualsiasi eziologia tra la condotta della mia assistita e il decesso».
Il pubblico ministero a questo punto formulerà una nuova richiesta di rinvio a giudizio e verrà fissata l’udienza preliminare. I fatti, come dicevamo, risalgono al 23 settembre del 2023. Erano intervenuti il 118 e il personale della Squadra Volante e della Polizia locale. Secondo la ricostruzione, il titolare del locale aveva annunciato agli avventori di voler chiudere il bar. La donna pretendeva le venisse servito ancor da bere. Battiston le si era avvicinato invitandola a uscire. Da lì la spinta, un tentativo di allontanamento secondo l’indagata. Battiston, intubato, era stato portato in codice rosso all’ospedale di Cattinara, dove era stato operato. Otto mesi dopo il decesso. —
Riproduzione riservata © Il Piccolo








