Morti da amianto, a giugno la sentenza del maxi-processo

Concluse le arringhe dei difensori. Chiesta l’assoluzione per l’ex presidente di Italcantieri Vittorio Fanfani
Di Franco Femia
Bumbaca Gorizia Dott Matteo Trotta presidente Tribunale
Bumbaca Gorizia Dott Matteo Trotta presidente Tribunale

Sarà emessa fine giugno la sentenza al maxiprocesso per le morti da amianto. Al termine delle arringhe dei difensori, il giudice monocratico Matteo Trotta ha fissato al 25 e 26 giugno prossimi le udienze per le repliche, già annunciate dei pubblici ministeri, delle parti civili e della difesa. Al termine il giudice entrerà in camera di consiglio per emettere la sentenza. Sarà questo probabilmente l’ultimo atto di Trotta, che da luglio, come già annunciato, lascerà la presidenza del tribunale di Gorizia per assumere quella del Tribunale di Trieste.

Ieri, intanto, si sono concluse le arringhe della difesa. A chiudere questo capitolo è stato l’avvocato Giovanni Borgna, difensore di Vittorio Fanfani, già presidente dell’ex Italcantieri, sul quale pende una richiesta di condanna a 9 anni e 6 mesi di reclusione, la più alta tra quelle avanzate dai pubblici ministeri Luigi Leghissa e Valentina Bossi. Fanfani, 94 anni, è stato dal 1966 al 1984 ai vertici prima di Italcantieri e poi di Fincantieri ricoprendo in vari momenti l’incarico di direttore generale e presidente della società.

Borgna, che difende anche Tossut deceduto 10 giorni fa, ha parlato per cinque ore occupando l’intera udienza e alla fine chiedendo l’assoluzione per Fanfani. La sua è stata una puntigliosa lunga arringa che ha toccato i diversi aspetti emersi in un processo durato tre anni e complesso e anche difficile perché ha sviscerato 50 anni di lavori ai cantieri di Panzano. Un’attenzione particolare, come d’altra parte hanno fatto nella precedente udienza gli avvocati Pagano, l’ha rivolta ai consulenti sottolineando le contraddizioni emerse in quelli della pubblica accusa e la mancanza di prove scientificamente accertate nelle loro conclusioni.

Borgna si è soffermato a lungo sul nesso di causalità delle morti per amianto affermando che ci sono incertezze sul momento di inizio della malattia (tumori polmonari e mesetelioma) e sulla sua irreversibilità sottolineando anche che la causa dell’insorgere del carcinoma dipende non solo dall’esposizione dall’amianto, che pure c’è stata, ma anche da altri fattori. Ed anche sulla latenza della malattia non ci sono certezze sul fronte scientifico, chi parla di 10 e chi chi di 15 anni.

Borgna ha pure sottolineato più volte che all’epoca dei fatti in constatazione le conoscenze del rischio amianto non erano ai livelli odierni, ma che sul fronte della sicurezza sul lavoro i dirigenti del cantieri hanno fatto quanto era nelle loro possibilità. Attenzione è stata mostrata nella separazione dei lavori all’interno delle navi, nell’utilizzo di dispositivi quali mascherine e quant’altro necessario per la tutela della salute del lavoratore e che a bordo nave c’erano pure un sistema altamente efficiente di aspirazione delle polveri.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo