Gorizia dà l’addio al Massimo Rapi, esperto di geografica economica: aveva 52 anni
Fiorentino, si era trasferito in via del Rafut nel settembre 2024: aveva scelto il territorio grazie al blog “Vado a vivere nel Goriziano» di Marilisa Bombi

Era nato a Firenze ma, assieme alla moglie Giovanna Campagna, aveva scelto Gorizia, attratto dalle sue mille e più sfaccettature che aveva conosciuto con la curiosità tipica degli intellettuali. È invece morto all’ospedale di Udine, Massimo Rapi, e a soli 52 anni, colpito da leucemia. Era uno studioso di geografia economica e politica, un attento osservatore delle trasformazioni della società, un cultore di storia e relazioni tra i popoli.
«Un fiorentino del Rinascimento catapultato nel nostro tempo», per usare una definizione di sua moglie Giovanna. «Massimo aveva partecipato alla vita culturale e civile, senza rinunciare al confronto e all'impegno politico. Era un uomo intelligente, colto, capace di affrontare argomenti complessi con originalità di pensiero e una visione aperta sul mondo», lo ricorda l’amica Marilisa Bombi. È proprio grazie al blog della signora Bombi, “Vado a vivere nel Goriziano”, se lui e la signora Giovanna hanno conosciuto il capoluogo isontino, decidendo di trasferirsi qui nel settembre del 2024.
Chi era
A Firenze si era laureato in lettere moderne con una specializzazione in geografia economica e, nella città toscana, era stato anche direttore esecutivo del museo dell’Opera di Santa Croce oltre che fondatore, nel 2003, del trimestrale “Il fuoco”, rivista poetica e civile. Massimo aveva quindi partecipato a vari progetti culturali, pure all’estero.
In seguito, un altro trasferimento in Alto Adige prima appunto di quello a Gorizia, precisamente in via del Rafut che per lui costituiva una summa di tutte le sue esperienze: da qui poteva vedere la Castagnevizza, villa Lasciac e intuire Val di Rose. Nel complesso, Rapi aveva avuto mille lavori e nessuna carriera ordinata, ma sempre conservava uno sguardo attento e rigoroso sul mondo e, ormai, su Gorizia. Sì, una storia curiosa la sua, quella di uno studioso toscano che sceglie di trasferirsi qui per il passato e il presente del luogo.
«Per uno studioso di geografia politica», aggiunge Marilisa Bombi, «Gorizia rappresentava qualcosa di più di una tranquilla città di provincia. Era un territorio nel quale la storia europea aveva lasciato tracce profonde e nel quale la frontiera, da elemento di separazione, poteva diventare occasione di incontro. Massimo aveva saputo cogliere le opportunità offerte da questa realtà, riconoscendo nel plurilinguismo e nella convivenza fra culture differenti una ricchezza da valorizzare e da trasmettere alle nuove generazioni».
L’ultimo saluto
Per lui non ci saranno funerali bensì una commemorazione. Anzi, due: una a Firenze e l’altra nell’ormai sua Gorizia, sempre in data da stabilire con precisione. Oltre che la moglie Giovanna, Massimo lascia le figlie Olimpia e Sofia.
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