Morto Rinaldo Massi “anima” del paracadutismo per oltre sessant’anni

“Anima” del paracadutismo giuliano e non solo per più di 60 anni ma anche riconosciuto yamatologo, esperto di tradizioni giapponesi, di ikebana e poeta di haiku, le composizioni di tre strofe tipiche del Sol Levante, veterano di guerra e mutilato: Rinaldo Massi, classe 1924, è morto ieri per cause naturali nella sua abitazione.
I “suoi” paracadutisti la mattina lo attendevano nella sede sociale per importanti lavori di riadattamento e non vedendolo arrivare si sono recati nell’appartamento di via Giulia, del quale lui stesso aveva loro procurato copia delle chiavi, trovandolo senza vita. Di vitalità eccezionale e spirito sempre pronto, solo negli ultimi mesi pareva provato, anche per alcuni problemi cardiaci. Nato nel dicembre del ’24, Massi l’8 settembre 1943 si ritrova alla Casa del fascio di Venezia e sceglie di arruolarsi nel Battaglione bersaglieri Mussolini, con il quale presta mesi di durissimo servizio a Tolmino, nel Goriziano. Durante una licenza, attratto dalla specialità, riesce a farsi aggregare al Battaglione paracadutisti Nembo. Partecipa così a numerosi rastrellamenti. Nel marzo ’45 durante un’esercitazione con un Panzerfaust perde il braccio sinistro. Sopravvive e, fedele ai suoi principi, la costante di tutta una vita, e con l’incoscienza della gioventù, a fine conflitto si reca in uniforme della Repubblica sociale fino a Milano per altre cure. È poi tra i soci fondatori dell’Associazione nazionale paracadutisti d’Italia di Trieste, di cui sarà presidente dal ’72 a ieri. Si era brevettato in Svizzera nel ’48 nonostante la mutilazione. Che non gli impedì altri exploit: per scommessa nuotò, sacca dei vestiti tra i denti, da Muggia a piazza Unità.
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