Narodni dom, il governo dice sì alla modifica chiave della legge

Procede verso l’ok in Parlamento l’aggiornamento della legge di tutela, che permetterà alla comunità slovena in Italia di diventare proprietaria del Narodni dom, attuale sede universitaria. Lo rende noto la senatrice del Pd Tatjana Rojc, a seguito dell’incontro appena avvenuto a Roma tra i due capi di Stato, italiano e sloveno. Rojc auspica la restituzione formale entro il 13 luglio 2021, primo anniversario della visita di Sergio Mattarella e Borut Pahor alla Foiba e al Monumento per i caduti del Tigr, a Basovizza, nonché all’edificio di via Filzi nel centenario del suo rogo. Ci vorranno invece anni per il concreto trasferimento dell’ex Scuola interpreti.
A marzo, Rojc e la deputata dem Debora Serracchiani avevano scritto al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese, chiedendo perché il «solenne impegno del governo italiano» risultasse «tuttora disatteso». «Lamorgese ci ha risposto – fa sapere adesso Rojc –. L’esecutivo ha approvato il nostro emendamento all’articolo 19 della legge di tutela. Tale modifica afferma che il Narodni dom diventa proprietà dell’omonima Fondazione. Ora l’iter burocratico passerà per il Ministero di Economia e Finanze, per quantificare il controvalore da corrispondere all’Università di Trieste. L’emendamento sarà governativo, dunque blindato per l’approvazione in aula: si attende la calendarizzazione».
Secondo il protocollo d’intesa firmato il 13 luglio, il passaggio di proprietà dovrà avvenire entro i 6 mesi successivi all’ok in Parlamento. Nel frattempo la Fondazione Narodni dom, nata appositamente per diventarne il proprietario, si è costituita come personalità giuridica: ne fanno parte le due organizzazioni apicali, Unione culturale economica slovena (Skgz) e Confederazione delle associazioni slovene (Sso); Prefettura di Trieste a nome del Viminale italiano; Consolato generale di Slovenia a Trieste, per il Ministero degli Esteri di Lubiana. «Abbiamo elaborato un documento d’analisi – spiega Walter Bandelj, presidente Sso –. Per legge, in via Filzi, andrà la Biblioteca slovena di via San Francesco. Le richieste delle associazioni superano poi i posti disponibili». «La restituzione avvenga in condivisione con il territorio, senza osteggiamenti – aggiunge Ksenija Dobrila, alla guida di Skgz –. Il Narodni dom sarà un centro multiculturale internazionale, a servizio di tutta la città. E non di un’enclave etnica».
Il rettore dell’ateneo giuliano, Roberto Di Lenarda, spiega che ci vorranno ragionevolmente 7 o 8 anni affinché l’edificio Gregoretti 2, nel Parco di San Giovanni, diventi la nuova sede dell’ex Sslimit. Nel mentre, questa rimarrà in via Filzi: «Tempi tecnici dei lavori di ristrutturazione del Gregoretti. Secondo il protocollo, dovranno essere interamente coperti da trasferimenti ministeriali. A fronte della cessione di via Filzi, l’Università acquisirà dal Demanio la proprietà dell’ex Ospedale militare ovvero attuale Casa dello studente, di cui ha già l’usufrutto. A sua volta l’ateneo cederà al Demanio beni immobili di valore pari a quello dell’ex Ospedale militare, detratti i costi coperti con fondi propri per la sua ristrutturazione: gli edifici saranno individuati tra via Manzoni, via Economo e eventualmente via Tigor, fino a raggiungere appunto il corrispettivo ammontare. L’Università farà la sua parte, certa che il protocollo sarà integralmente rispettato». —
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