Narodni dom, presidio e corteo di protesta contro la cessione

TRIESTE Questa sera, venerdì 10 luglio, dalle 18.45, Trieste Pro Patria ha indetto un presidio in piazza Dalmazia, sfociato poi in un corteo davanti al Narodni dom: l'iniziativa si ripeterà lunedì 13 luglio a mezzogiorno in piazza Borsa, proprio nel giorno dell'anniversario dell'incendio dei fascisti che, nel 1920, distrusse l'edificio deputato a sede delle organizzazioni degli sloveni triestini. Il centenario dal rogo quest'anno verrà celebrato con la tanto attesa restituzione del Narodni dom alla comunità slovena; ospiti speciali i Capi dello Stato di Italia e Slovenia, Sergio Mattarella e Borut Pahor.
Non mancano i cori di protesta. Come il presidio indetto questa sera, venerdì 10 luglio, cui hanno aderito innanzitutto Fondazione Rustia Traine e Dalmati italiani nel Mondo (l’ala destra del mondo dell’esodo) e alcune formazioni d’ispirazione neofascista, tra cui Forza Nuova e Casa Pound, oltre al Veneto Fronte Skinheads.
Questa mattina nel frattempo è saltata la conferenza stampa del gruppo di Forza Italia di Trieste per sottolineare la contrarietà alla restituzione del Narodni Dom alla comunità slovena. L'incntro è stato rinviato a dopo la visita del
Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella di lunedì 13 luglio.
Lo rende noto Michele Babuder consigliere comunale di Fi. Babuder si è limitato a precisare che gli appuntamenti previsti per lunedì con i due Presidenti di Italia e Slovenia, Sergio Mattarella e Borut Pahor - omaggio alla Foiba di Basovizza e al Monumento ai quattro caduti sloveni, visita all'edificio dove aveva sede il Narodni Dom - «stridono» tra loro.
«Non vorrei che questi episodi riportassero un annebbiamento nella nostra città in termini culturali e ideologici - spiega il consigliere - rischiando di travisare i trascorsi e i valori della realtà storica». Il riferimento, spiega, è a
«commemorazioni che sono state imposte e non condivise».
«Considero di eccezionale straordinarietà la presenza del Presidente sloveno» alla Foiba di Basovizza. «Non vorrei che l'abbinamento con la commemorazione ai fucilati dei Tigr, lo dico con la pietas umana che mi contraddistingue, nuoccia e si contrapponga a una realtà storica», rischiando così, conclude, «di vanificare tutte quelle azioni di riappacificazione e continuità che si sono sviluppate dal basso dalle nostre comunità slovena, italiana, croata e serba».
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