Negozi penalizzati dai confini chiusi

I commercianti goriziani stringono i denti e provano ad adeguarsi ai nuovi ritmi di vita della città dopo il passaggio alla zona arancione, con tutte le restrizioni e i cambiamenti legati. Per ora, in larga maggioranza, senza modificare però orari di apertura, come accaduto ad esempio in altre realtà (più piccole) della provincia, dove c’è chi ha optato ad esempio sull’orario continuato. Si punta sul rafforzamento del legame di fiducia con la clientela, alla quale si continua ad offrire il servizio consolidato.
«La realtà è proprio questa – dice Giamarco Zotter, presidente mandamentale di Ascom Confcommercio e titolare delle Confezioni Dino di corso Verdi –, ovvero che la categoria sta provando in tutti i modi ad adeguarsi alla nuova vita della città, o meglio a quel che ne resta, visto che con i locali chiusi la città è praticamente deserta. La mattina c’è ancora un po’ di movimento, mentre il pomeriggio arriva presto il buio, e lavorare diventa complicato».
Zotter motiva la scelta del mantenimento degli orari abituali con la volontà di «dare continuità all’offerta abituale e conosciuta dai cittadini e dai clienti», e spiega di osservare goriziani molto disciplinati nel rispettare, una volta in negozio, le regole anti Covid. «La nostra categoria non molla, del resto non possiamo permetterci di farlo, cerchiamo di fare tutto il possibile per continuare a lavorare e al tempo stesso svolgere il ruolo sociale che recitiamo in città», dice Zotter. Certo le difficoltà non mancano, e la preoccupazione è grande, tanto che c’è anche chi riflette sul fatto che con la zona arancione, che permette di mantenere le attività aperte ma porta ad un fatturato bassissimo, la penalizzazione rischia di essere quasi pari a quella di una zona rossa. Condizione nella quale, però, commercianti ed esercenti potrebbero accedere ai ristori
«Ho provato a sperimentare un cambio di orario quando eravamo in zona gialla, per adeguarmi alle aperture dei bar – racconta Alessio Destro, titolare del negozio Sushi Fashion in corso Italia –, ma ora che i locali sono chiusi non ha più senso, perché le persone non si fermano in città durante la pausa pranzo».
«Al di là della zona arancione, Gorizia è penalizzata anche dalla chiusura dei confini, visto che il bacino della clientela si estende anche alla Slovenia – osserva Antonella Pacorig, presidente di Federmoda Gorizia e titolare di Sisley in corso Verdi –. Ci auguriamo che le restrizioni possano finire presto, per poter vivere un Natale più sereno. Quel che mi preme sottolineare è che tutti noi dobbiamo lavorare e impegnarci perché i nostri punti vendita presentino addetti preparati e formati, e per offrire un’esperienza emozionale ai nostri clienti. Questa è la chiave, oltre al rapporto di fiducia, per far sì che le persone tornino e per continuare a lavorare, pur in un momento difficile come questo».
Un momento nel quale il lavoro di commercianti ed esercenti va al di là del semplice discorso economico. «Abbiamo visto cosa e come sono le città con le attività chiuse – riflette Pacorig –. Il nostro è anche un ruolo sociale, ce ne stiamo rendendo conto: una città vive quando le vetrine sono illuminate e le porte aperte». –
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