Nel borsello una pistola carica Condanna di un anno e multa

Un anno di reclusione, la concessione condizionale della pena, 3 mila euro di multa, la confisca dell’arma e delle cartucce che saranno inviate a distruzione, nonché la restituzione del cellulare iphone che era stato sequestrato. È stata inoltre disposta la revoca del divieto di ingresso Friuli Venezia Giulia, risalente al 22 ottobre 2018.
È questa la sentenza, pronunciata al Tribunale di Gorizia, dal Collegio giudicante presieduto dal giudice Marcello Coppari, nei confronti di Raicic Krizan, quarantacinquenne croato originario di Spalato, maestro di scuola elementare, accusato di porto d’arma.
Il Collegio ha sciolto la riserva accogliendo il patteggiamento richiesto dal legale difensore, avvocato Damjan Terpin in accordo con il pubblico ministero, davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi, che aveva disposto il rinvio degli atti all’organo in composizione collegiale in virtù della competenza giuridica.
Patteggiamento riproposto e confermato dalla sentenza. Si chiude così, dunque, il processo a carico dell’uomo che nell’autunno 2018 era stato arrestato e trasferito nel carcere goriziano per il possesso di una pistola Smith and Wesson, modello Ladysmith, calibro 22, lunga circa 7,5 centimetri.
Era il 19 ottobre dello scorso anno quando il croato aveva oltrepassato il confine per andare a fare acquisti all’Outlet di Palmanova. Appena superato il valico di Sant’Andrea, i finanzieri lo avevano fermato procedendo con la verifica dei documenti e la perquisizione della sua vettura, un’Audi A4. L’uomo con sé aveva anche un borsello dal quale era stata rivenuta la pistola da borsetta, completamente carica.
Da qui, dunque, il carcere dal quale il quarantacinquenne era stato trasferito in ospedale in seguito ad un malore. Era seguito poi il rilascio, a fronte della misura cautelativa in ordine al divieto di entrale in Friuli Venezia Giulia.
L’avvocato difensore, Damjan Terpin, ha spiegato che il proprio assistito aveva comperato l’arma da un amico, in Croazia, come una sorta di souvenir. La pistola era rimasta nel borsello, anche quindi il giorno dell’ingresso in Italia, poiché il croato se n’era dimenticato. Prima di passare il confine, l’uomo era stato assieme ad alcuni con i quali s’era incontrato in Slovenia, per salutarli e decidere di andare a fare acquisti. Ma invece dello shopping s’era ritrovato dietro le sbarre. —
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