«Nella centrale a metano basteranno solo 40 addetti»

Per il futuro della centrale termoelettrica A2A di Monfalcone l'amministrazione comunale è intenzionata a portare proposte di sviluppo dell'area alternative a una riconversione a gas dell'impianto. Nella sua ultima seduta, martedì, la giunta ha quindi deciso di affidare un incarico di analisi, valutazione ed elaborazione di soluzioni. Nel rispetto, però, dei punti fermi su cui, come sottolinea il sindaco Anna Cisint, il Comune non è intenzionato a derogare: la salvaguardia della salute e della sicurezza dei cittadini. Da coniugare, però, con «il mantenimento del livello occupazionale e dello sviluppo economico. Credo si debba dire che una riconversione a gas, secondo quanto ci ha indicato la stessa A2A, non fornirebbe più di 30-40 posti di lavoro», precisa il sindaco, che in questi giorni ha inoltre chiesto agli assessori regionali all'Ambiente Fabio Scoccimarro e al Lavoro Alessia Rosolen un incontro con la società, le associazioni ambientaliste, il comitato di rione e le organizzazioni sindacali. Sia dall'atto di indirizzo sia dalla missiva inviata alla Regione emerge comunque chiaro il tentativo e la volontà di arrivare non solo alla dismissione della produzione energetica a carbone, ma anche alla riconversione in toto del sito. «Parliamo di un impianto energetico posto in città, in una realtà esposta a fattori inquinanti di diversa natura che hanno prodotto negli anni un notevole aumento dei tassi di incidenza e mortalità per infarto e ictus», sottolinea il sindaco.
L'area è, però, e rimane di proprietà di A2A, come l'amministrazione rileva nel suo atto di indirizzo, non rinunciando a inserirsi nel processo di decarbonizzazione e di revisione dell'Autorizzazione integrata ambientale con proposte alternative a una riconversione a gas. «Al momento, fra l'altro, da parte del gestore della rete, Terna - sottolinea il sindaco -, non risultato definiti tutti gli aspetti relativi al fabbisogno e alla disponibilità di capacità produttiva di energia elettrica per il bilanciamento della rete e per l'uso delle fonti rinnovabili. Un ruolo che ci risulta inoltre al momento già svolto dalla centrale a turbogas di Torviscosa». Quello che è già certo, comunque, è che il Comune «non firmerà alcuna intesa che non definisca attraverso un protocollo la bonifica di tutto il sito». Per la dismissione dei gruppi a carbone e per la riconversione dell'area l'amministrazione ritiene sia necessario non solo prima definire la bonifica del sito, ma anche «stabilire che nuovi impianti dovranno essere soggetti a Via, a verifica di impatto sanitario e a verifica di sicurezza per i cittadini e per l'ambiente». Si dovrà anche «procedere alla verifica del fabbisogno energetico e promuovere lo sviluppo del porto mediante elettrificazione della banchina». —
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