Nell’Isontino chiusi 119 negozi in un anno

Commercio in picchiata in tutta la provincia e fa paura la prossima apertura del parco Ikea. Nel 2012 aperte solo 64 attività. In tre mesi vendite calate del 4,3%. L’Ascom: «È allarme rosso»
Di Francesco Fain

Centodiciannove chiusure contro sessantaquattro aperture. Come a dire: apre un negozio, ne chiudono due.

Non c’è niente da fare. Ormai è questo il trend consolidato del commercio in provincia di Gorizia e qualcuno afferma che le cose sono destinate a peggiorare ulteriormente vista la prossima apertura del Parco commerciale di Villesse. Le statistiche sono della Camera di commercio di Gorizia che ha rielaborato i dati di Infocamere-Stockview. Per la prima volta, siamo in grado di illustrare in maniera organica i numeri di tutti e 25 i Comuni dell’Isontino.

La crisi presenta

il conto

Attualmente, risultano essere attive nell’ambito del commercio al dettaglio (escluso quello delle auto e delle moto) 1.375 attività in provincia di Gorizia. Se limitiamo lo sguardo al capoluogo il loro numero è di 441. In città, nel corso del 2012, hanno chiuso per l’ultima volta la serranda 37 negozi e le 17 aperture non riescono minimamente a bloccare l’emoraggia. A sentire maggiormente la crisi continuano ad essere i negozi più piccoli, i quali evidentemente faticano a restare sul mercato e il restyling del centro storico ancora non ha portato i benefici che in molti si aspettavano: corso Verdi, nel tratto pedonale, è zeppo di negozi chiusi. La causa? Gli affitti che non accennano a diminuire nonostante gli appelli continui e incessanti di negozianti e esercenti. In calo significativo sono i cosiddetti “esercizi non specializzati con prevalenza di prodotti alimentari e bevande” e, fra gli specializzati, i negozi di frutta e verdura, di articoli di abbigliamento, di elettrodomestici e apparecchi radio-televisivi. Segni meno anche per i piccoli supermarket e le macellerie che hanno visto continuare l’erosione che si protrae ormai da un decennio. L’abbigliamento ebbe uno sviluppo persino spropositato fino agli anni 80: erano infatti spuntati negozi come funghi costruiti su misura (ci riferiamo soprattutto a Gorizia-città) per la clientela slovena. Oggi che i compratori sloveni si rivolgono altrove, molti esercizi chiudono i battenti perché non riescono a riconvertirsi.

L’analisi

congiunturale

Interessante anche la situazione congiunturale. Le imprese appartenenti al settore sono prevalentemente di piccole dimensioni: il 93% delle imprese monitorate ha infatti un numero di addetti compreso fra 3 e 9. «È osservabile una tendenza a lungo termine che rivela - si legge nel report - un progressivo e costante peggioramento: nell’ultimo trimestre del 2012 la variazione delle vendite ha toccato il -4,3%. Anche gli indici dei prezzi hanno iniziato a peggiorare in questo periodo: per i prezzi di vendita sono passati al +2,2% mentre per i prezzi ai fornitori l’aumento è stato del 3,3%. Alla domanda su cosa prevedono le aziende in termini di vendite, prezzi di vendita e occupazione per i prossimi mesi del 2013, le risposte sono state negative per quanto riguarda le vendite, per le quali il 49% ha risposto di attendersi un peggioramento mentre soltanto l’8 per cento si aspetta un miglioramento».

Situazione

da codice rosso

Di recente, Gianluca Madriz, presidente della Confcommercio, ha definito la situazione «da codice rosso». «I disoccupati nell’Isontino - le sue parole - hanno sfondato quota 6,4% nel 2011, nel 2012 la situazione è ulteriormente peggiorata. Nel 2007 era al 3,2%. Ci piacerebbe leggere o ascoltare il pensiero dei nostri amministratori sul costante grado di declino della nostra economia: un declino economico che meriterebbe giornalmente l’attenzione di chi ci governa e che dovrebbe essere molto più importante delle schermaglie sulla cancellazione di enti pubblici e quant’altro. La società sono le imprese, i lavoratori, le famiglie: non le poltrone, i gettoni di presenza, i rimborsi, le baruffe sul nulla, i titoli. Confcommercio imprese per l’Italia della provincia di Gorizia ritiene sia ora che tutta la classe politica locale si impegni pubblicamente a favore del sostegno dell’economia e dell’occupazione, con particolare attenzione alle realtà commerciali, agricole, artigianali di dimensioni medio piccole».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Argomenti:economiacrisi

Riproduzione riservata © Il Piccolo