Niente quorum A Ragusa “sbarca” il golf
RAGUSA. Il complesso per il golf, che a Ragusa ha scatenato estese polemiche, si farà. Nella città della Croazia nota come “Perla dell’Adriatico”, infatti, il referendum svoltosi domenica non ha raggiunto il quorum necessario del 50%, perché alle urne si è recato solo il 31,5% dei 38mila cittadini aventi diritto al voto. Di questi l’84 per cento si è espresso contro l’investimento sull’altipiano di Srdj che sovrasta la città.
Si tratta del terzo referendum della storia del Paese. I primi due, che erano consultazioni nazionali, si erano tenuti nel 1991 per l’indipendenza dalla Jugoslavia e l’anno scorso per l’adesione all’Unione europea.
Quello di domenica era invece il primo referendum organizzato su richiesta dei cittadini croati e non per iniziativa del governo.
Gli elettori erano chiamati a esprimersi su un controverso progetto da 1,1 miliardi di euro, che porta la firma del campione di golf australiano Greg Norman.
Si tratta di un complesso con due campi da golf, ville, hotel, campi da tennis, ristoranti e club di equitazione che dovrebbe sorgere sulla collina Srdj, che domina il centro storico, su un’area di 310 ettari.
Molti residenti erano insorti contro l’iniziativa. Da una parte gli investitori, che sostengono che il progetto porterà a Ragusa oltre mille posti di lavoro e attirerà ricchi turisti amanti del golf. Dall’altra i sostenitori del no, secondo i quali il golf è solo la scusa per un enorme complesso immobiliare che pone rischi ambientali e rischia di compromettere lo scenario mozzafiato della città, dal momento che dovrebbe sorgere proprio a ridosso delle mura medievali, patrimonio dell’Unesco.
«Dopo tutto a golf sulla collina Srdj si giocherà», ha commentato Maja Frankel, a capo del gruppo israeliano Razvoj Golf, principale investitore in questa operazione.
La realizzazione del progetto fa infatti capo all’imprenditore israeliano Aaron Frankel e a una serie di aziende croate a lui collegate. I rappresentanti di Frankel si sono detti soddisfatti dell’esito, interpretando l’astensione della maggioranza degli elettori come un appoggio per il via libera al progetto.
Le associazioni ambientaliste, che hanno promosso il referendum, hanno invece affermato che i «quasi dieci mila voti contrari non possono essere ignorati. Una percentuale così alta è in qualche modo vincolante per le autorità locali, e sicuramente per noi che continueremo a batterci per un uso più appropriato dell’altopiano». Secondo gli ambientalisti la struttura turistica comprometterebbe l’ecosistema carsico, e non porterebbe particolari benefici economici alla città.
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