Nikolic: «Belgrado s'inginocchia a Srebrenica»

Il capo di Stato serbo, in un’intervista alla tv pubblica bosniaca, chiede per la prima volta scusa per l’eccidio, uno degli episodi più terribile delle guerra Balcaniche degli anni '90
epa01791085 A Bosnian Muslim woman looks on at the Potocari Memorial Center during the burial of 534 Bosnian Muslims killed by Bosnian Serb forces in Srebrenica 14 years ago which takes place in Srebrenica, 11 July 2009. The burial was part of a memorial ceremony to mark the 14th anniversary of the Srebrenica massacre, the worst atrocity of Bosnia's 1992-95 war. More than 8,000 Muslim men and boys were summarily executed in the 1995 killing spree after Bosnian Serb forces overran the eastern town. EPA/FEHIM DEMIR
epa01791085 A Bosnian Muslim woman looks on at the Potocari Memorial Center during the burial of 534 Bosnian Muslims killed by Bosnian Serb forces in Srebrenica 14 years ago which takes place in Srebrenica, 11 July 2009. The burial was part of a memorial ceremony to mark the 14th anniversary of the Srebrenica massacre, the worst atrocity of Bosnia's 1992-95 war. More than 8,000 Muslim men and boys were summarily executed in the 1995 killing spree after Bosnian Serb forces overran the eastern town. EPA/FEHIM DEMIR

BELGRADO. Dopo la storica intesa con il Kosovo, un nuovo terremoto politico, anche questa volta con potenziali risvolti positivi, ha squassato ieri la Serbia e generato lunghe onde sismiche in tutti i Balcani. Tutto grazie a un brevissimo video, il “trailer” di annuncio di un’intervista rilasciata dal presidente serbo, Tomislav Nikolic a una giornalista della tv pubblica bosniaca BHRT. E sono bastati trenta secondi di filmato per risvegliare Belgrado dal torpore primaverile. La scossa è arrivata dopo che Nikoli„, incalzato dall’intervistatrice sulla questione di Srebrenica, ha infine deciso di rispondere alle domande sul tema degli «8mila massacrati» nell’enclave, come gli ha ricordato la giornalista. «Mi inginocchio e chiedo scusa», ha detto allora il leader nazionalista serbo. «Chiedo perdono per i crimini commessi in nome della nazione» serba, ha specificato. Poi, la dissolvenza e l’annuncio. Il resto dell’intervista sarà trasmesso il prossimo 7 maggio. Ma già quanto rivelato ieri ha fatto balzare sulla sedia molti, a Belgrado. Quelli, in particolare, memori delle parole del Nikoli„ della scorsa primavera, un secolo fa. Vukovar? Era una «città serba», dove i croati non dovrebbero ritornare. Srebrenica? Un massacro deprecabile, un «grave crimine», ma non certo un genocidio. E ora il – parziale – cambio di rotta. Manca infatti ancora l’uso del termine “genocidio”, ma neppure il predecessore di Nikolic, Boris Tadic, e il Parlamento serbo, al momento dell’adozione della storica risoluzione di condanna dei crimini di Srebrenica, nel 2010, lo utilizzarono. Ma le scuse, le prime pubbliche da parte del conservatore Nikolic sono comunque arrivate. Cosa è cambiato nella testa del presidente serbo? Nulla, forse. È cambiato l’atteggiamento dei «due partiti politici più importanti al governo», i Socialisti di Dacic e i Progressisti di Nikolic e del vicepremier Vucic„. Partiti che «stanno assumendo le posizioni del precedente esecutivo», illustra il politologo Predrag Šimic. Posizioni simili a quelle dell’ex presidente Tadic, «il primo a scusarsi per Srebrenica». Non solo. «Tadic aveva ottime relazioni personali con il presidente croato Josipovic», osserva Šimic. Relazioni, quelle tra Croazia e Serbia, poi raggelate da un’«era glaciale», termine usato da Josipovic, provocata dalle incaute dichiarazioni del neoeletto Nikolic su Vukovar. Grande freddo che potrebbe presto finire, con l’annunciata visita di Vucic a Zagabria per lavorare alla riappacificazione tra Nikolic e Josipovic. Ed era glaciale con la Bosnia che potrebbe diventare un ricordo anche grazie alle scuse di ieri di Nikolic. Scuse probabilmente non del tutto gratuite, mirate «ad assicurarsi che il Consiglio dell’Unione europea a giugno conceda alla Serbia la data d’inizio dei negoziati» per la sua adesione alla Ue, suggerisce Šimic. Comunque stiano le cose, «è una mossa apprezzabile, quella della leadership serba», un piccolo passo verso la riconciliazione.

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