«Non mi prendono Senza Naspi mi mangio i pochi risparmi»

«Nessuna strumentalizzazione politica, ma storie vere». Così commenta l’ex Rsu Luca Sterle la presa di posizione pre incontro, quando sotto il municipio si è srotolato uno striscione. Un «grido d’allarme, non una frecciata politica, verso il sistema di reinserimento in Italia, dove il lavoro è un’emergenza». E tra i 16 presenti (4 dei non ricollocati non hanno potuto partecipare) di storie ne sono emerse. Alcuni hanno appena concluso la formazione, altri hanno terminato contratti a tempo: il datore non li ha stabilizzati. E poi ci sono gli operai “maturi”, cui manca poco alla pensione, ma l’assunzione resta una chimera.

Pino, nome di fantasia, ha 55 anni, 30 dei quali passati a lavorare a turno alla Eaton. Ha svolto prima un colloquio con Fincantieri, poi, attraverso l’agenzia interinale, con una ditta dell’appalto che cercava coibentatori. È un lavoro faticoso, ma Pino ci spera: dà disponibilità pur se si cerca chi lavori in quota. È più rischioso e l’azienda ammette di volere persone più giovani. Allora Pino fa un corso di saldatore, una «formazione valida, con una persona capace». conclude anche lo stage in cantiere. Ma la chiamata non arriva. «Non biasimo nessuno – dice – anch’io, fossi datore, privilegerei uno giovane. Ma se non mi si dà nemmeno una possibilità...». Lo stesso problema di Osvaldo, sempre nome inventato a tutela della privacy, che di anni ne ha 63, ma a causa di una mancata contribuzione deve ancora lavorare fino a 67 anni, altrimenti niente minima. È diplomato geometra, ha lavorato in studi professionali, si è inventato pure imprenditore orafo. Poi la fabbrica, la chiusura. È iscritto nelle liste di collocamento mirato per un problema fisico, ma è formato nell’anticendio e alto rischio, pure nel pronto soccorso. «Mi ritengo una risorsa, so gestire personale, ho lucidità nelle situazioni difficili – dice – eppure non è mai arrivata una proposta. La Naspi è finita e il rischio è di mangiare quei quattro soldi messi da parte, nonostante la vita morigerata. La beffa? Pur essendo disoccupato non beneficio dell’esenzione sanitaria, che si rifà al reddito dell’anno prima. Non mi posso nemmeno ammalare». –



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