“Non sciupiamo la vita”: è il messaggio del vescovo Trevisi alla messa di Pasqua
Al centro dell’omelia i drammi di questi mesi a Trieste: i ragazzi che si sono tolti la vita e tutte le persone che versano in condizioni di sofferenza psichica

"Non sciupiamo la vita". È il primo comandamento, ha detto il vescovo Enrico Trevisi questa mattina nella sua omelia pasquale a San Giusto. E con il coro della Cappella Civica diretto dal maestro Roberto Brisotto (all'organo Riccardo Cossi), davanti ai fedeli raccolti in preghiera - la cattedrale era piena - ha spostato subito l'accento sui drammi di questi mesi a Trieste: i ragazzi che si sono tolti la vita e tutte le persone che versano in condizioni di sofferenza psichica.
"Vivere da Risorti per noi oggi è avere pazienza gli uni con gli altri, anche con chi soffre ed è fragile psicologicamente, e ha bisogno di affetto, di comprensione, di essere rassicurato", ha affermato il vescovo con timbro deciso.
Davanti, ai primi banchi, il sindaco Roberto Dipiazza.

"Non abbandoniamo alla solitudine chi è caduto nella depressione", ha continuato Trevisi. "Nella nostra Trieste ci sono migliaia di persone che soffrono disturbi psichiatrici e sono seguite dai Centri di salute mentale: ma sono nostri parenti e vicini di casa che chiedono umanità, affetto, ascolto. Vivere da Risorti - ha aggiunto - significa spandere a piene mani per i nostri ragazzi e giovani quello che abbiamo capito dalla vita: non lasciamoli soli. La loro malattia si chiama mancanza di adulti significativi che li accompagnino a comprendere cosa vale davvero nella loro vita".
Non è mancato il richiamo alle guerre e ai perseguitati. Trevisi ha chiesto la pace per l'Ucraina, per la Palestina, l'Iran, il Congo e per tutti i Paesi del mondo piegati da bombardamenti e stermini.
"Questa nostra epoca è diventata indifferente di fronte all’amore di Dio, il Crocifisso, e pertanto ecco che si è fatta distratta e arrogante e colpevole. Non ha empatia verso chi soffre per i conflitti permanenti che dilaniano, famiglie, scuole, ambienti di lavoro, e poi le piazze e le città e il mondo intero".
E, ancora: "Il nostro pensiero va ai troppi perseguitati. Certo Dio li ha nel suo cuore. Ma per noi sono un monito ad impegnarci per un mondo più giusto e di
pace. Chiediamo pace per l’Ucraina, per il Libano, per la Palestina e Israele, per il Sudan, per il Congo, per l’Iran, per la Nigeria… e chiediamo che in quei Paesi ci sia giustizia ma anche la libertà di vivere da Risorti, da cristiani senza che ci siano pulizie etniche e persecuzioni.
Da disarmati, nel nome di Cristo Risorto, chiediamo pace".
Le foto della veglia pasquale di sabato sera in Cattedrale:


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