«Non solo libri ma un’agenzia di welfare»

La biblioteca “vivente”. «Nella mia attività mi sono sempre occupata di creare servizi dalla parte dei cittadini, che tenessero conto più della relazione tra libri e persone che dell’aspetto della conservazione». Antonella Agnoli, una vita spesa al servizio dell’istituzione bibliotecaria, è stata arruolata nello studio di fattibilità della trasformazione dell’ex Pescheria in Biblioteca civica di Map Studio e Mhk Consulting.
Una biblioteconoma come viene definita nella delibera comunale. Le sue idee sono chiare. E lo ripete in interviste e in svariati libri dal famoso “Le piazze del sapere. Biblioteche e libertà (Laterza) a “Caro sindaco, parliamo di biblioteche” (Editrice Bibliografica). Il suo curriculum viaggia da Bolzano a Palermo: ha fondato e diretto la Biblioteca di Spinea (Venezia), ha collaborato agli Idea Store di Londra, ha lavorato al progetto della Biblioteca provinciale di Pisa, ha concepito la biblioteca San Giovanni di Pesaro e soprattutto ha partecipato al progetto di Sala Borsa a Bologna (costato 20 miliardi di vecchie lire). Quello che ispira (per ammissione dello stesso assessore Tassinari) l’idea del Salone degli Incanti di Trieste. «L’esperienza sul campo - spiega in un’intervista di tre anni fa - mi ha dato modo di comprendere quanto sia importante concepire gli spazi bibliotecari come luoghi di incontro, ambienti che favoriscano il contatto tra le persone e delle persone con libri, film, cultura. Le biblioteche devono trovare un ruolo diverso da quello di archivi deputati alla conservazione e ripensarsi come “welfare della cultura”: devono proporsi come luoghi ospitali, per avvicinare la gente e invitarla a entrare». Un problema in un paese come l’Italia dove la cultura si taglia per far tornare i conti. «All’estero le biblioteche fanno parte della vita quotidiana delle persone, perché sono pensate in maniera differente: mentre da noi capita spesso di non avere libri a scaffale da poter consultare in autonomia, altrove si arriva anche ad aprire i magazzini al pubblico - aggiunge nella stessa intervista - . Probabilmente il nostro sostrato culturale ci impedirebbe di arrivare a questo livello di socialità, ma dovremmo cominciare ad abbattere le barriere che nelle nostre biblioteche ostacolano continuamente il visitatore. Gli ambienti devono farsi più ampi e accoglienti, i libri più accessibili». La “biblioteca vivente”, come l’intende Antonella Agnoli, è più un’agenzia di welfare che un’istituzione culturale. «La cultura è un diritto di cittadinanza - ripete in un’intervista al Corriere del dicembre 2011 - . Non avremo mai indici di lettura simili a quelli degli altri Paesi industrializzati se non permettiamo a chi è stato finora escluso dai circuiti della produzione e del consumo culturale di venire a contatto con il libro, il film, la musica, il testo teatrale. A dieci anni dall’apertura, Sala Borsa a Bologna è un simbolo e un motivo di orgoglio per tutta la città». Un esempio? Nel 2010 gli utenti di Sala Borsa sono stati due volte e mezza di più degli spettatori delle partite di calcio. Non si trattava dello Stadio Rocco. (fa.do)
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