Nozze gay, la giunta concede il congedo
Decisione senza precedenti assunta nella seduta di venerdì. Pecol Cominotto: «È una scelta nel segno dell’Europa e dei suoi principi fondamentali»
TRIESTE
Riccardo Illy e la giunta ne discutono. Poi, all’unanimità, decidono che al dipendente gay convolato a nozze in Belgio, paese in cui risiede e lavora già da sei anni, spetta il congedo matrimoniale. Non solo: il presidente e la giunta, giacché gli uffici non nascondono dubbi giuridici, si dicono sin d’ora pronti ad aprire il portafogli e a pagare di tasca propria nel caso in cui la Corte dei conti, lamentando un danno erariale, dovesse contestare quel congedo concesso in nome dell’Europa e dei suoi principi cardine.
La scelta, che più di un assessore definisce «coraggiosa», «illuminata» e soprattutto «europeista», viene assunta venerdì mattina, nella tradizionale seduta di giunta. Ed è una scelta delicata, destinata a far discutere, perché non ha precedenti, «non nella storia del pubblico impiego, non in Italia», come conferma Gianni Pecol Cominotto. Ma proprio l’assessore al Personale, augurandosi di cuore che non si scateni «una gazzarra fuorviante, strumentale e provinciale», ci tiene a sgomberare immediatamente il campo da equivoci: «La nostra decisione non centra nulla, né potrebbe, con il riconoscimento o meno dei matrimoni omosessuali. Attiene invece esclusivamente ai diritti civili di un dipendente regionale che lavora e risiede in un paese comunitario».
L’ANTEFATTO La vicenda, a dir poco complessa, si apre più di un anno fa. Il dipendente che lavora nella sede di Bruxelles, poco più che trentenne, si sposa ad Anversa con un cittadino belga e chiede alla Regione il congedo matrimoniale. Un congedo che in Belgio, dove le unioni omosessuali sono previste, è sacrosanto. Ma che in Italia, dove non ci si accorda nemmeno su Pacs, Dico o Cup, non esiste. Che fare? Gli uffici, quando ricevono la richiesta regolarmente corredata dal certificato di matrimonio e dal documento d’identità da cui risulta che il dipendente è coniugato, non nascondono le perplessità: devono applicare il diritto civile dell’Italia, dove ha sede il datore di lavoro e cioé la Regione, oppure quello del Belgio, dove invece opera il lavoratore pubblico? I DUBBI Non è un quesito semplice. La direzione del Personale, ancora nei mesi scorsi, chiede un parere legale. L’Avvocatura non si sottrae e, in quindici pagine, fornisce la risposta: vale il diritto italiano e, quindi, niente luna di miele. Ma il dipendente non ne è affatto convinto e non si rassegna: fornisce a sua volta un contributo legale a firma di Matteo Bonini Baraldi, un esperto di questioni gay e nuove convivenze. A quel punto, in «un clima civilissimo» come sottolinea Pecol Cominotto, la Regione non oppone un niet formale ma, al contrario, approfondisce, studia, esamina. Non se ne esce, però, complice l’assenza di precedenti. Che fare, allora?
LA DELIBERA Gli uffici suggeriscono la via d’uscita: propongono di rivolgersi al giudice del lavoro affinché fornisca una risposta. «Siccome c’erano tesi giuridiche diverse, nessun precedente, e in ballo principi molto importanti sotto il profilo dell’ordinamento dell’Unione europea e del riconoscimento reciproco degli ordinamenti civili dei Paesi membri, gli uffici stessi - racconta l’assessore al Personale - ritengono corretto girare la questione al giudice del lavoro, formalizzando la proposta in una delibera».
LO STOP Ed è proprio quella delibera che autorizza l’avvio della causa di accertamento a finire sul tavolo della giunta, venerdì mattina. Ma Illy e i suoi assessori, dopo averne discusso, scelgono di non ricorrere al giudice del lavoro. Il motivo, ancora una volta, lo spiega Pecol Cominotto: «Quella di rivolgersi a un giudice del lavoro sembrava una soluzione alta ma, in verità, conteneva in sé il problema iniziale. A chi chiedere lumi, infatti, a un magistrato italiano o ad uno belga? È evidente che, in un caso o nell’altro, si sarebbe compiuta una prima scelta».
LA SCELTA La giunta, in cui siedono tre assessori della Margherita, non si limita ad accantonare la delibera. Ma decide di sciogliere comunque il nodo irrisolto da tempo: «Anziché continuare con il cane che si morde la coda - conferma l’assessore al Personale - abbiamo voluto compiere una scelta in senso europeista, piuttosto che provinciale, privilegiando l’applicazione dei principi generali della Ue, e quindi attenendoci all’ordinamento belga». Di conseguenza, la giunta invita gli uffici - cui compete il rilascio delle ferie ai dipendenti - a concedere il congedo matrimoniale al dipendente gay in servizio a Bruxelles. I
DANNI Ancora, ben sapendo che i dirigenti regionali chiamati ad autorizzare formalmente quell’inedito congedo si espongono in prima persona, la giunta compie un passo ulteriore. Altrettanto forte politicamente. Si dice cioé pronta, e lo fa direttamente con Illy, a rispondere di un’eventuale citazione per danno erariale da parte della Corte dei conti.
I COMMENTI «La scelta è politicamente coraggiosa, e non perché riguarda un matrimonio omosessuale, ma perché privilegia l’Europa e i suoi principi, anziché l’orticello di casa» rivendica Pecol Cominotto. Non è il solo a sprizzare soddisfazione, nel day after: «Un colpo d’ala del presidente e dell’intera giunta che, con la decisione di venerdì, dimostrano di non lasciarsi coinvolgere dall’oscurantismo che troppo spesso colpisce la politica italiana» afferma il rifondatore Roberto Antonaz. E il diessino Roberto Cosolini conclude: «Nel riconoscere a un nostro dipendente il diritto di avvalersi delle ferie matrimoniali previste in Belgio anche per le coppie gay, abbiamo assunto una decisione coerente con una visione europeista, tollerante e civile, qual è quella di Intesa democratica».
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