Nuovi poveri a Trieste, la fila in Comune Costi per il welfare lievitati del 35%

Nel 2012 le domande di aiuto sono state 5874. Nei primi tre mesi di quest’anno sono già arrivate a quota 2019. L’assessore Famulari: «La Regione reintroduca il reddito di cittadinanza»
Foto Bruni 26.12.12 Frati di Montuzza:pranzo di Natale
Foto Bruni 26.12.12 Frati di Montuzza:pranzo di Natale

Dal Comune arriva un’ulteriore conferma: la crisi economica ha reso povere molte famiglie, o singole persone, che fino a qualche anno fa non avevano il problema di mettere assieme il pranzo con la cena e non erano costrette a “elemosinare” un aiuto per poter vivere. I dati in possesso dei Servizi sociali rivelano tutto il malessere, poco conosciuto ma reale e drammatico, presente anche a Trieste. Questi i numeri della crisi che parlano da soli.

Nel 2012 le domande di aiuto ai Servizi sociali di persone che avevano perso il lavoro e non sapevano come tirare avanti, o di famiglie in difficoltà, sono state 5874; nei primi tre mesi di quest’anno sono già arrivate a quota 2019. La spesa complessiva per questo tipo di interventi, nel 2012, è stata di 4 milioni e 287 mila euro (“tolti” dal bilancio comunale e dai fondi erogati dalla Regione). Dal primo gennaio al 31 marzo del 2013 è già superiore del 35%: finora è stato speso un milione di euro circa. Complessivamente a essere seguite dal Servizi sociali del Comune per una serie di motivi (ad esempio il non riuscire a pagare l’affitto, le bollette o la mensa scolastica per il figlio), sono state 12.151 persone nel 2012, di queste 9399 hanno usufruito di intervento specifico. Le persone seguite nel 2011 erano state 11503. E il trend negativo sale di molto nei primi mesi di quest’anno: da un calcolo fatto dalle Unità operative territoriali dei Servizi sociali dal 2010 ad oggi è aumentato del 30%. Un segnale di una crisi che sembra senza fine e che di mese in mese mostra la sua faccia peggiore.

Di questa situazione si è parlato nella Prima commissione consigliare (Affari istituzionali, informatizzazione, stato civile e anagrafe, decentramento, politiche sociali, immigrazione, igiene e sanità) presieduta da Maria Grazia Cogliati Dezza. «Il nostro lavoro - ha affermato la presidente - è di verificare le esigenze dei servizi sociali e capire le aree di disagio in preparazione del prossimo bilancio e garantire così le fasce più deboli. Le esigenze sono molte e le disponibilità finanziarie poche. La coperta è decisamente corta».

Analizzando poi l’età delle persone che si rivolgono ai Servizi sociali si ha un quadro più completo. Per il 48% si tratta di indigenti adulti, persone di mezza età, disabili; il 13% sono minori mentre il 39% sono anziani. Quest’ultimo dato è risultato in crescita nel 2012. Per quanto riguarda il problema minori, si tratta di ragazzi (e ragazze) che vivono in un nucleo familiare che il più delle volte non esiste, o che sono stati affidati al Comune dal Tribunale dei minori: un centinaio si trova in comunità e 150 circa in centri diurni o notturni per determinati periodi di tempo o in famiglie affidatarie.

«I rioni più in sofferenza sono quelli di Barriera Vecchia e San Giacomo - sottolinea l’assessore Laura Famulari -. La maggior parte di questi casi riguarda famiglie o persone con un reddito regolare che però non basta. Qui il nostro intervento riguarda il pagamento degli affitti che sono alti e delle bollette. Un altro fenomeno che abbiamo riscontrato è il disagio di molte persone che si trovano all’improvviso in difficoltà a rivolgersi ai servizi sociali. Proprio nelle settimane scorse dei vicini ci avevano segnalato uno di questi casi. Non vengono in Comune per un certo riguardo e per una loro dignità».

«Ecco perché - aggiunge la Famulari - il lavoro integrato che stiamo facendo sul territorio è fondamentale per venire a capo di queste situazioni. Ci vuole comunque l’impegno di tutti. Tutti sono chiamati a contribuire verso le persone che sono in difficoltà. Ma sarebbe il caso che la Regione, dopo le elezioni, reintroducesse il “reddito di cittadinanza” attraverso il quale a Trieste in passato sono arrivati 8 milioni e 500 mila euro, che oggi si sono ridotti a 1.800.000. Ci sarebbero maggiori e più concrete occasioni di intervento».

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