Nuovi ricorsi contro la Cabinovia di Trieste: «Iter forzato e troppi errori»

Il Comitato elenca le principali critiche al procedimento seguito per la cabinovia. Depositati al Tar due ulteriori atti dai residenti e dalle associazioni ambientaliste

Francesco Codagnone
Bosco Bovedo dove si prevede il passaggio della cabinovia. Foto Lasorte
Bosco Bovedo dove si prevede il passaggio della cabinovia. Foto Lasorte

Altri due ricorsi – per un totale di cinque ancora pendenti – contro le valutazioni ambientali effettuate sinora da Regione e Comune, e un nuovo corposo dossier che raccoglie i punti valutati critici nei procedimenti amministrativi attivati negli ultimi quattro anni.

Il Comitato No Ovovia non arretra e mentre la giunta comunale lima gli ultimi dettagli alla variante n. 12 al Piano regolatore (indispensabile per la realizzazione del tratto di risalita sul Bovedo), il popolo azzurro torna a battersi per impedire la costruzione di un’opera ritenuta «inutile», «insostenibile» e «dannosa».

I referenti del Comitato convocano sostenitori e giornalisti al Circolo della Stampa e mettono in fila «forzature, violazioni e dichiarazioni errate» che per William Starc «hanno caratterizzato da principio l’operato amministrativo per l’approvazione dell’impianto».

Per il Comitato «non sussistono i criteri» che concederebbero la deroga al vincolo di Natura 2000. La cabinovia infatti «non arrecherebbe alcun beneficio né all’ambiente, né alla salute», tanto meno risolverebbe l’accesso a nord della città, anzi al contrario andrebbe a «congestionare il traffico nell’area della stazione di Opicina».

Il dossier imputa poi a Comune e Regione il mancato rispetto dei criteri ambientali del Pnrr (da cui poi la cabinovia è stata esclusa) e al contempo un’«immotivata» accelerazione impressa «ricorrendo ai tempi stretti del Pnrr stesso con stratagemmi e forzando le procedure legittime». Il progetto di fattibilità è stato approvato prima che il Consiglio comunale varasse la necessaria variante al Piano regolatore; stesso discorso per le autorizzazioni, rilasciate senza che l’opera fosse già (formalmente) valutata conforme e infatti poi annullate con due sentenze del Tar. Anche nel caso degli espropri la procedura seguita è valutata «pasticciata e prematura», con errori che hanno costretto il Comune a pubblicare più volte i preavvisi e a effettuare i sondaggi scortati dalle forze dell’ordine in antisommossa.

Tutte «anomalie» che per il referente Starc oggi «assumono una valenza particolare, perché con la perdita del finanziamento Pnrr – afferma – sono venute meno le regole procedimentali, ma anche le “condizioni di favore” che il Piano garantiva». In altre parole, evidenzia il Comitato, il Pnrr prevedeva «percorsi agevolati e uno scudo protettivo che impediva alla Corte dei Conti di controllare l’operato dei soggetti beneficiari dei finanziamenti europei, finché l’opera non fosse conclusa e rendicontata».

I No Ovovia annunciano quindi di aver cofinanziato due ulteriori ricorsi (quelli attualmente pendenti salgono così a cinque) presentati e depositati dai residenti dell’altipiano e dal cartello Lipu-Wwf-Legambiente contro la Vas (la Valutazione ambientale strategica propedeutica alla variante al Piano regolatore) approvata con delibera giuntale lo scorso novembre.

Ricorsi che «aggiungono ulteriori elementi – ha evidenziato Starc – che individuano anomalie nel procedimento seguito dal Comune». Il Comitato informa inoltre di star esaminando quanto predisposto dalla Regione in risposta all’ordinanza del Tar (con cui il tribunale richiedeva di presentare documentazione dettagliata sull’iter seguito), «in modo da poter presentare le necessarie controdeduzioni, volte a contrastare le narrazioni dell’ente e a ribadire le nostre osservazioni», conclude Starc.

Riproduzione riservata © Il Piccolo