Nuovo Centro congressi, ore decisive per i soldi che mancano per finirlo

Ieri si è riunito il primo Cda di Tcc, Trieste Convention Center, dell’era post-Esof. Dopo la grande manifestazione che ha celebrato ai primi di settembre Trieste Città europea della scienza, la struttura polifunzionale di Porto vecchio da novemila metri quadrati è ora in mano alla società privata chiamata a gestirla nei prossimi 20 anni: questo prevede il project financing che ha visto anche la partecipazione del Comune nel finanziamento dell’opera. Il Cda si è riunito nello studio del presidente, il commercialista Paolo Marchesi, in via della Geppa. All’ordine del giorno c’era la presentazione del business plan. Documento, quest’ultimo, essenziale, poiché articolerà obiettivi, strategie e previsioni finanziarie della società che ora si trova di fronte a una grande sfida: riempire e gestire una struttura che opera in un settore sicuramente messo alla prova dalla pandemia più di altri. Diverse sono le domande a cui il piano, in particolare, deve rispondere al fine di valutare la fattibilità economica e finanziaria dell’idea di business: la società è solvente? Come sosterrà le spese future, tra cui rientrano ad esempio, si può presumere, quelle per sicurezza e manutenzione, in assenza, per ora, di congressi? Ma, soprattutto, quali sono le soluzioni sul piatto per sostenere l’ulteriore spesa tra gli 1,5 e gli 1,8milioni di euro per terminare la struttura? La situazione al momento è questa: dopo Esof - per cui la società, assieme al Comune, ha lavorato alacremente per consegnare in tempo i magazzini 27, 28 e 28 bis - per mettere a regime il complesso deve ora eseguire ulteriori lavori. In particolare, è necessario migliorare ai più alti livelli gli impianti di tutto il Centro congressi: almeno 500 mila euro. Altri 400 mila verranno spesi per la parte edile. Per palchi e arredi interni sono previsti più o meno ulteriori 700 mila euro. Queste le opzioni in campo, di cui si è discusso ieri, per trovare i soldi necessari: accendere un nuovo mutuo, estendere quelli esistenti o richiedere una ricapitalizzazione ai soci, che sono 63. Stando alle indiscrezioni, tra questi c’è Generali che potrebbe, previa valutazione del business plan, finanziare circa la metà della cifra richiesta. Nelle prossime ore si saprà quali saranno state le decisioni prese dal board. Ipoteticamente – ma bisogna vedere se le risorse sono disponibili e se c’è pure la volontà – anche lo stesso Comune, che ha messo 5,8 milioni sulla quindicina totale (gli altri sono di Tcc tra fondi dei soci, due milioni, e mutui), potrebbe ancora finanziare l’importo richiesto, visto che la parte pubblica può partecipare fino al 49% dell’investimento. Ciò vuol dire che in teoria, da parte del Municipio, a disposizione ci sono ancora circa due milioni. Determinante inoltre sarà capire, dopo questa riunione, quale strategia adotterà Tcc per individuare i clienti che potrebbero prenotare nei prossimi mesi la struttura, mettendo in conto che il momento per questo settore non è dei migliori, visti anche i nuovi lockdown a livello internazionale e l’attesa per il vaccino. Intanto Tcc deve preparare le carte da presentare al Comune riguardanti la seconda variante, approvata per un importo di 880 mila euro, stanziati in corso d’opera dal Comune, che la società privata ha anticipato di tasca sua e deve ancora incassare. Seguiranno la conclusione dei lavori e il collaudo.—
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