Nuovo Museo del mare: luce e percorso verticale con partenza dall’alto

I dettagli del progetto per il Magazzino 26 svelati dall’architetto che l’ha firmato, il sivigliano Vazquez Consuegra: «Soluzioni nuove convivranno con l’esistente»
Giulia Basso



Spazi inondati di luce naturale e privi di barriere architettoniche, per un grande museo il cui percorso espositivo si svilupperà in verticale, recuperando grazie alla verticalità la visione del suo elemento portante, il mare, cui Trieste deve il suo sviluppo. Sono queste le idee cardine su cui l’architetto Guillermo Vazquez Consuegra ha costruito il progetto di quello che si appresta a diventare il luogo espositivo simbolo della città, il futuro Museo del mare che troverà spazio, rinnovandolo, all’interno del Magazzino 26.

«Non si tratta soltanto di un recupero storico, con la riqualificazione di un edificio, ma di una reinvenzione, una riattivazione dell’antico per un utilizzo contemporaneo, un’architettura nuova che conviva con naturalezza con l’esistente», ha spiegato ieri l’architetto, rispondendo indirettamente ai dubbi manifestati da alcuni sull’opportunità di fare una gara internazionale per un progetto tutto sommato “conservativo” su un edificio già restaurato.

L’occasione di illustrare il progetto nei minimi dettagli gli è stata offerta dal convegno che il Comune ha organizzato ieri in Sala Luttazzi, dedicato proprio alla presentazione del piano architettonico del «nuovo grande attrattore culturale transfrontaliero di Trieste», di cui l’archistar è stato l’indubbio protagonista. Per realizzare questo progetto del valore di 33 milioni di euro e che interesserà uno spazio di 38 mila metri quadrati, ha spiegato il 76enne Vazquez Consuegra, si sarebbero potuti adottare approcci agli antipodi, dal mimetismo alla discontinuità. «Noi abbiamo scelto una terza via, cercando i fondamenti di un’architettura nuova e innestandola nell’esperienza esistente. In modo che il linguaggio innovativo della modernità e il linguaggio consolidato della storia non siano antitetici, ma entrino in risonanza e divengano complementari», ha evidenziato, presentando altre sue realizzazioni basate sullo stesso presupposto.

Per recuperare il rapporto diretto con il mare in un edificio che non è sul waterfront, la cui visuale è parzialmente coperta dai Magazzini 24 e 25, l’escamotage del professionista sivigliano è stato quello di dare vita a uno sviluppo verticale da innestare sul corpo centrale: al corpo “basso” del vecchio edificio verrà aggiunta una struttura leggera, trasparente, vetrata, l’ormai celebre “mirador”, che consentirà una vista aperta sul mare e sulla città e sarà dotato di terrazze panoramiche. Una scala elicoidale e ascensori vetrati garantiranno il collegamento con gli altri livelli. Sarà un museo che si visiterà partendo dall’alto, e dalla visuale del mare, per poi ridiscendere.

Nella parte inferiore del “mirador” troverà spazio un ristorante, che non supererà in altezza le torrette, e da cui si potrà scorgere la biblioteca, posta al terzo piano, insieme ad alcune sale espositive e a un auditorium. Al secondo piano il corpo centrale ospiterà sale per l’esposizione permanente e, nel corpo laterale, un centro di ricerca, formazione e studi. Al primo piano saranno ospitate altre sale, pensate per l’esposizione permanente, un’area relax, un deposito chiuso e spazi per uffici, al piano terra invece si troveranno sale per mostre temporanee, il foyer, un deposito a vista e spazi per le attività laboratoriali. Nel seminterrato i servizi per lo staff e il guardaroba. Grazie all’apertura di un lucernario la luce naturale inonderà le aree espositive e il foyer: «Portare la luce naturale all’interno dell’edificio era un obiettivo indispensabile per riqualificare gli spazi, ampi ma molto oscuri, all’interno del Magazzino 26. Con la luce e i nuovi materiali che introdurremo, che si sposeranno con i materiali esistenti, vogliamo intensificare la specificità di questo luogo», sottolinea l’architetto.

Per trasformare il magazzino in museo, saranno costruite al suo interno quattro fasce con scale, servizi e impianti. Le pareti delle sale rimarranno così come sono e verranno introdotti semplici pannelli di cemento armato per le divisioni degli spazi interni laddove necessario. All’esterno davanti al Museo troverà spazio una linea di alberi, per avvicinare architettura e natura, e affinché il museo si riappropri dello spazio esterno verranno utilizzati per le panchine e le griglie degli alberi gli stessi materiali con cui verranno costruite internamente le rampe. Saranno questi gli ingredienti di un museo che Vazquez Consuegra immagina inclusivo, accessibile a tutti perché privo di barriere, un grande contenitore che, oltre a essere attrattore culturale, favorisca l’interazione sociale. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo