Obizzi: «Sulla presidenza non decide la politica»

«Ciascuno può proporre istanze ma le decisioni vengono prese solo dal consiglio di indirizzo i cui componenti agiscono senza vincolo di mandato»
Di Roberto Covaz
Bumbaca Gorizia 24.04.2013 èStoria, conferenza stampa - Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 24.04.2013 èStoria, conferenza stampa - Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Indizio? No. Indicazione? Nemmeno. Auspicio? Ecco, forse è un auspicio quello espresso dal presidente uscente della Fondazione Carigo, Franco Obizzi: «L'identikit del mio successore? Che sia in possesso di una solida base di conoscenza dell'amministrazione e che conosca bene i settori di intervento della Fondazione». Martedì si riunisce il consiglio di indirizzo (il “parlamentino”) della Fondazione Carigo. I 17 componenti dovranno approvare il bilancio ed eleggere nuovi consiglio di amministrazione e presidente. Il momento è delicato. Stiamo parlando dell'organismo che con i suoi finanziamenti tiene in piedi l'intera provincia, spaziando da sostegni ai poveri, agli ammalati, allo sport e alla cultura.

Presidente Obizzi, dopo vent'anni quale Fondazione lascia?

Una Fondazione in buona salute nonostante il momento difficile. I conti sono a posto e le entrate sono sufficienti a consentire di svolgere per intero le nostre attività.

Rispetto all'inizio quali sono le differenze sostanziali del territorio provinciale rispetto ai vostri settori di intervento?

Direi che soprattutto negli ultimi anni è aumentata sensibilmente la richiesta di finanziamento di progetti di sostegno sociale. Penso alle necessità dei Comuni, del Cisi, degli Ambiti socio sanitari, a quelle delle numerosissime persone assistite dalla Caritas o dalla Croce Rossa. Di conseguenza è mutata anche la nostra sensibilità nell'esaminare le singole situazioni.

Nel consiglio di amministrazione c'è qualcuno che preferirebbe concentrare gli sforzi più sulla cultura rispetto ad altri ambiti?

No, il cda è composto da persone che sono perfettamente consapevoli del momento in cui viviamo. Ma si deve tener presente che spetta al consiglio di indirizzo stabilire le priorità nei finanziamenti.

Lo chiedo perché, soprattutto qui a Gorizia, ci sono malumori quando si sente parlare che la Fondazione Carigo investirà maggiormente sul sociale.

È ovvio che ciascuno ha una propria visione di quelle che dovrebbero essere le priorità. Ritengo però che si debba fare una riflessione ampia sul concetto di cultura, che significa anche istruzione, ricerca scientifica, ambiente e università e che rappresenta un fattore estremamente importante di sviluppo economico. Per tale ragione è necessario che la Fondazione continui a sostenere con convinzione la cultura dedicandole sempre il massimo delle risorse disponibili.

Qual è l'operazione che la rende maggiormente orgoglioso?

Senza dubbio il recupero della storica sede di via Carducci a Gorizia. Qui nel 1831 è sorto il Monte d Pietà, qui è nata la Cassa di Risparmio di Gorizia. Qui ci sono le radici e la memoria della nostra città e qui anche le radici della nostra Fondazione.

Invece, cosa non farebbe più di quel che ha fatto nei suoi vent'anni di presidenza?

Trovandomi nelle stesse situazioni di allora, rifarei tutto. La condizione indispensabile per poter gestire una istituzione così complessa è di coltivare la pazienza e di ascoltare tutti. Applicando questi principi è stato possibile assumere all’unanimità quasi tutte le decisioni, anche le più delicate e complesse,

Proviamo a spiegare con parole semplici come è costituita e come si alimenta la riserva finanziaria della Fondazione.

Le nostre entrate provengono esclusivamente dagli investimenti in titoli azionari, obbligazioni e altri prodotti del mercato finanziario. Quando è stata istituita la Fondazione abbiamo ricevuto in dote l’intero pacchetto di azioni della Cassa di Risparmio di Gorizia, che rappresentava il patrimonio accumulato dalla Cassa in 160 anni di attività. Da lì siamo partiti.

I proventi della Fondazione possono essere ritenuti stabili e dunque anche negli anni a venire una garanzia?

Siamo evidentemente legati al mercato finanziario, ma da tempo abbiamo costituito un fondo di garanzia che oggi ammonta a circa cinque milioni di euro. Ciò ci consente di garantire erogazioni per alcuni esercizi finanziari anche in assenza di entrate.

Giungere alla scadenza del mandato senza un successore designato è un problema?

Francamente, no. Del resto l’interpretazione ministeriale di come dovesse essere inteso il vincolo del doppio mandato era già nota.

Perché allora a un certo punto è uscita la candidatura di Sergio Orzan se già si sapeva che avendo coperto due mandati non poteva essere rinominato nel cda?

Si sperava che ci fosse la possibilità di garantire una certa continuità nella guida della Fondazione, dato che anche gli altri consiglieri di amministrazione si trovavano nella stessa situazione e visto che il nostro statuto parla soltanto del divieto di un terzo mandato nel medesimo organo. Mi dispiace per Orzan, un professionista valido e molto attaccato alla Fondazione.

Dunque, sono solo speculazioni le tesi secondo le quali Orzan è risultato indebolito dall'uscita dalla scena politica di Gaetano Valenti, ritenuto il suo sponsor?

Guardi, a me non interessano certi discorsi. Tendo ad escludere tanto. Resta il fatto che ci siamo mossi esclusivamente lungo un percorso giuridico e questa è la situazione.

Restiamo nella politica. A suo avviso la politica sta commettendo un'ingerenza sul nuovo cda?

Eventuali suggerimenti possono provenire da chiunque. Ma le scelte spettano esclusivamente ai 17 componenti del consiglio di indirizzo, i quali non hanno alcun vincolo di mandato rispetto agli enti e agli organismi che li hanno designati.

Come interpreta le istanze del Comune di Monfalcone che chiede maggior attenzione e, tra le righe, una rappresentanza più nutrita nel cda?

Abbiamo sempre tenuto in alta considerazione Monfalcone e il Monfalconese, cercando di garantire la massima attenzione alle istanze di quel territorio. Ricordo anche che spesso nel cda c'erano più monfalconesi che goriziani.

È ipotizzabile la presidenza della Fondazione a un non goriziano?

Lo statuto non prevede che la presidenza spetti a un goriziano. Ma non dimenticherei che la Fondazione è l'erede del Monte di Pietà e della Cassa di Risparmio, che sono nati ed hanno operato a Gorizia. Se non ricordo male la prima filiale della Cassa di Risparmio di Gorizia è stata aperta a Monfalcone intorno al 1960.

Secondo lei ci saranno sorprese, rinvii, polemiche sulla nomina dei nuovi cda e presidente?

L'unico adempimento che dobbiamo assolutamente assolvere entro il 30 aprile è l'approvazione del bilancio. All'ordina del giorno ci sono poi le nomine. Se non sarà martedì, succederà nei giorni immediatamente successivi. Ma non ci saranno tempi lunghi.

Non è che le chiederanno di restare come al Presidente Napolitano?

Non lo possono chiedere, il vincolo dei mandati vale anche per me ovviamente.

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