Oltre 200 giovani nel ricordo di Stefano Il vescovo Redaelli: «Lui è in Paradiso»

Un anno dopo la sua morte, Stefano Borghes è ancora nei cuori e nei pensieri di tutta una città, di tutta una comunità. Lì dove resterà sempre. Lo ha confermato la partecipazione robusta, sentita, commossa alle iniziative organizzate ieri per ricordarlo, esattamente a dodici mesi di distanza da quel maledetto 22 luglio dello scorso anno, quando il tredicenne precipitò nel pozzo del parco Coronini durante una caccia al tesoro finita in tragedia. Ieri sera in Duomo tanti fedeli si sono ritrovati per pregare insieme durante la messa di suffragio, e lo stesso, in mattinata, hanno fatto gli oltre duecento giovani e giovanissimi che si sono dati appuntamento di fronte alla “Grotta di Lourdes” sul colle dell’ex Seminario di via Alviano, dove oggi ha sede l’Università di Trieste. Davanti all’effige della Madonna, che un anno fa fu testimone del dolore inconsolabile di un’intera comunità, si è svolta invece una messa carica di speranza e di ricordo, celebrata dal vescovo. La cerimonia pensata in chiusura dei centri estivi “Estate insieme”, proprio quelli che frequentava anche Stefano, e anticipata di un giorno (i centri si chiuderanno ufficialmente oggi) per ricordare il piccolo angelo volato in cielo. Lì, in Paradiso, dove lo ha raccontato anche il parroco don Nicola Ban, introducendo la messa davanti ai sacerdoti di buona parte delle parrocchie goriziane, e alle magliette colorate degli educatori e dei partecipanti ai centri estivi.
Molti di loro saranno inevitabilmente ritornati con la memoria alle ore terribili della scorsa estate, altri, commossi, hanno ripensato all’amico che non c’è più. Ma da tutti, anche da quelli più piccoli che un anno fa magari non hanno vissuto direttamente la tragedia, sono arrivati silenzi carichi di rispetto, riflessione e amore. Proprio quel sentimento più volte richiamato nella sua omelia dall’arcivescovo Carlo Roberto Maria Redaelli. «Anche noi ci chiediamo dov’è ora Stefano, facendo come Maria di Magdala in visita al sepolcro di Gesù – dice il vescovo, commentando il Vangelo nella sua omelia –. Di sicuro possiamo passare al cimitero di Piedimonte per portare un fiore e un pensiero sulla sua tomba, ed è una bellissima cosa. Ma sappiamo anche che Stefano in realtà è in Paradiso, ovvero assieme a Gesù. Noi non lo vediamo, così come non vediamo le persone che sono morte, ma sappiamo che è ancora vivo: per questo siamo inevitabilmente un po’ tristi, ma dobbiamo essere anche contenti sapendo che Stefano è in buone mani». Lassù, ha immaginato Redaelli confrontandosi con i piccoli interlocutori, Borghes «sta probabilmente giocando a nascondino con gli angeli, dietro alle nuvole», ma soprattutto «sta amando tutti noi, perché la cosa più bella e importante è proprio volersi bene». «Ecco perché il modo migliore per sentirci vicini a Stefano è quello di volerci bene, aiutarci l’un l’altro», dice l’arcivescovo, prima che le note suonate alla chitarra, al violino e alla pianola, e i canti di bimbi ed educatori, salissero una volta di più al cielo per un nuovo saluto al piccolo Stefano. —
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