Oltre in Procura la vicenda approda al Tar Duello con il Comune sullo stop all’attività

Le concessioni alla struttura di via degli scogli 

Ma perché il Comune di Gorizia deve difendersi di fronte al Tar del Friuli Venezia Giulia? Perché i proprietari dell’attività, finita nell’occhio del ciclone, contestano il “provvedimento di decadenza” delle autorizzazioni a esercitare l’attività, decretato dal Comune: autorizzazioni risalenti al 2009 e relativa, la prima, all’esercizio dell’attività di ospitalità e soggiorno, compresa la colazione, in otto appartamenti per un totale di 20 posti letto e, la seconda, riguardante l’esercizio dell’attività di somministrazione di pasti e bevande «per un periodo (essendo catalogato come “agriturismo”, ndr) di un massimo di 210 giorni nell’arco dell’anno».

Prima ancora che scattasse il sequestro dei Nas di Udine, il settore Polizia locale e Attività produttive del Comune (informato dagli inquirenti delle presunte irregolarità) aveva, di fatto, già cancellato le autorizzazioni, su espressa richiesta degli inquirenti. Era il 12 agosto scorso. La notifica ai proprietari era avvenuta il giorno successivo. E il 13 agosto stesso, poche ore più tardi, l’Azienda agricola proprietaria del “Silicanum” aveva immediatamente fatto ricorso al Tar. «Ricorso - spiega Dario Obizzi, assessore comunale alle Materie legali - basato esclusivamente sull’omissione dell’avvio del procedimento. Il giudice delegato del Tar, già nella mattinata del 14 agosto, aveva provvisoriamente sospeso l’efficacia del provvedimento di decadenza, sino all’udienza cautelare collegiale».

Una decisione presa inaudita altera parte, ovvero senza il coinvolgimento del Comune, e «motivata - fa eco l’avvocato comunale Stefano Piccoli - dal fatto che la cancellazione delle autorizzazioni avrebbe pregiudicato la stagione turistica, già compromessa dall’emergenza epidemiologica da Covid-19».

Successivamente (ed è storia ampiamente nota) il 25 agosto scorso, i Nas hanno posto sotto sequestro “Silicanum” su ordine del Gip del Tribunale di Gorizia, con l’immediata chiusura dell’attività e il trasferimento degli anziani ospiti in altre strutture, fra cui la casa di riposo “Angelo Culot” di Lucinico.

Di fronte a questo sviluppo clamoroso, pertanto, ha preso ancora più forza la decisione del Comune di resistere al ricorso al Tar (antecedente, lo ricordiamo ancora una volta, all’atto di sequestro). Nella vicenda risultano concatenati, dunque, il percorso amministrativo con quello penale.

«Il quadro accusatorio - spiega ancora l’avvocato Stefano Piccoli - evidenzia come la struttura non svolgesse più l’attività agrituristica che, invece, avrebbe dovuto essere prevalente rispetto a tutto il resto, stante le autorizzazioni. Altro elemento su cui riflettere è che gli anziani, in quella struttura, risiedevano da anni quando l’autorizzazione per l’attività agrituristica vale per 210 giorni all’anno».



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