Operaio morto sulla 56 bis emerge l’ipotesi del guasto

La Polizia stradale: «Dinamica lampante. Il braccio meccanico era sollevato» Indagini concentrate sul camion e sui dispositivi di sicurezza. Disposta l’autopsia
Bumbaca Gorizia 17.08.2019 Incidente camion gru statale 56 bis © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 17.08.2019 Incidente camion gru statale 56 bis © Fotografia di Pierluigi Bumbaca



«La dinamica è lampante». La Polizia stradale non ha, ormai, più alcun dubbio. Il braccio meccanico del camion di Isontina Ambiente era sollevato o, comunque, non in posizione di riposo: per questo è andato a collidere contro la spalletta del cavalcavia lungo la 56 bis. Poi, si è scatenato il più classico degli effetti-leva, scaraventando la cabina sul “soffitto” del ponte e determinando la morte sul colpo di Gianni Visintin, 55 anni, dipendente di Isontina Ambiente. Le carte in mano agli inquirenti parlano chiaro: il decesso è avvenuto in seguito a un “politrauma da schiacciamento”.

«A che punto siamo? Come si suol dire, abbiamo “cristallizzato” tutti gli elementi utili per ricostruire gli attimi antecedenti l’impatto - spiegano gli uffici della Polstrada -. C’è una cosa che vogliamo e dobbiamo approfondire: simili mezzi, di norma, hanno dei dispositivi di sicurezza che segnalano il posizionamento anomalo del braccio meccanico. Perché il dipendente di Isontina Ambiente non si è accorto che la benna era fuori sagoma?». E le perizie (il mezzo è stato posto sotto sequestro) andranno proprio in questa direzione. La Polizia stradale non lo dice apertamente ma il guasto meccanico è un’ipotesi. Ovvero: non ci sarebbe stata alcuna segnalazione di pericolo al conducente.

L’altra ipotesi è quella della disattenzione. Forse, il dispositivo di sicurezza ha fatto perfettamente il suo lavoro ma Visintin, per motivazioni tutte da appurare, non si è accorto della segnalazione del dispositivo di sicurezza. Ma questa spiegazione sembra andare in contrasto con le descrizioni che vengono fatte di Visintin definito come «un operaio attento, esperto e molto capace nel suo lavoro».

Non è stato, invece, posto sotto sequestro il cavalcavia perché ritenuto «parte passiva» nell’incidente. È stata, però, disposta l’autopsia sul corpo di Visintin: l’esame autoptico servirà a raccogliere altri elementi per la ricostruzione dell’accaduto. È chiaro che, a questo punto, si allungano anche i tempi per la celebrazione dei funerali.

Altro dato importante è quello relativo alla velocità. Lungo la 56 bis, pur essendo una strada importante e piuttosto larga, ci sono tratti con limite di 50 chilometri orari. Ed è stato appurato, tramite l’analisi del cronotachigrafo, che il camion di Isontina Ambiente non correva affatto. Anzi, rispettava scrupolosamente i limiti. Peraltro, trattandosi di un mezzo pesante stracarico di scarti di materiale ferroso, non avrebbe nemmeno potuto raggiungere alte velocità. E qui si innesta un altro ragionamento. Forse, la bassa velocità è stata, in questo caso, determinante negativamente. Perché - ha fatto notare un agente della Polizia stradale - se il mezzo avesse raggiunto velocità superiori, probabilmente il braccio meccanico si sarebbe spezzato dopo l’impatto contro il cavalcavia. O, comunque, si sarebbe piegato, non determinando l’effetto-leva che si è rivelato tragicamente decisivo per l’esito mortale. Ma anche questo discorso è oggetto di perizia tecnica. —



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