«Orari dei bar liberalizzati? È urgente il piano-rumore»

Il comitato “Gorizia vivibile” interviene dopo la revoca delle ordinanze Romoli «Si rispettino le leggi nazionali e si individui l’area per manifestazioni in deroga»
SALMASO - GUINNES RECORD SPRITZ
SALMASO - GUINNES RECORD SPRITZ



«La liberalizzazione degli orari dei bar cittadini? Restiamo in attesa di vedere gli atti e di analizzarli con attenzione. Ma ricordiamo sin d’ora che il Comune di Gorizia non sta, da lungo tempo ormai, rispettando le norme in materia di inquinamento acustico (legge quadro 447/95 e legge regionale 16 del 2007)».

Il comitato “Gorizia vivibile”, conosciuto più semplicemente anche come comitato anti-schiamazzi, rompe il silenzio dopo la decisione della giunta Ziberna di revocare le ordinanze del 2005 e del 2008 contro i rumori molesti. Sospensione che, in parole semplici, si traduce così agli effetti pratici: liberalizzazione degli orari di apertura dei bar (in pratica, un esercente potrà tenere aperto sino a quando vorrà, paradossalmente anche 24 ore su 24, senza le limitazioni orarie che oggi, in un ring circoscritto del centro cittadino, erano fissate alle 24 dal lunedì al giovedì e all’una dal venerdì alla domenica) e confermati i paletti relativi a schiamazzi notturni e emissioni sonore con lo stop alla musica dopo le 24.

«In sostanza - spiega Claudio Macrini, presidente del Comitato - l’amministrazione comunale non ha fatto altro che abolire le ordinanze Romoli facendo restare in vita quella emanata dal sindaco precedente Brancati che, poi, è quella più rispondente alla legge quadro 447 del ’95. E mi pare che lo stesso sindaco, durante la conferenza stampa, si è guardato bene dal dire “fate quello che vi pare” perché ci sono dei limiti temporali ben precisi riguardo alle emissioni sonore. Per questo, possiamo dire di essere contenti che, a livello comunale, si sia per il rispetto delle norme, però». E dietro quel “però” ci sono i rilievi che, poi, sono gli stessi formulati dal comitato in sede di osservazioni al Regolamento di Polizia locale che, a breve, sarà portato all’attenzione del Consiglio comunale.

In primis, il Comune deve dotarsi dell’ormai famoso “Piano comunale di classificazione acustica”, rimasto nei cassetti e oggetto anche di una petizione. Di conseguenza, ci deve essere anche il “Piano di risanamento acustico” per andare a sanare le situazioni critiche. La legge prevede testualmente anche un “Regolamento per lo svolgimento della attività rumorose temporanee” (vedi “Gusti di frontiera”, fiera di Sant’Andrea e anche lavori stradali) con la contemporanea individuazione di un’area per lo svolgimento di manifestazioni in deroga «lontano dalla presenza di ricettori sensibili». Mancanze che causano «un evidente danno alla cittadinanza sia in termini di vivibilità e decoro e sia causando danni permanenti alla salute (cosiddetto danno biologico) della popolazione».

Va ricordato che la legge 447/95 prevede che i Comuni procedano alla classificazione acustica tenendo conto delle preesistenti destinazioni d’uso del territorio e quindi, poiché è necessario confrontarsi col territorio stesso, riconoscendo gli usi insediati o previsti, occorre partire dall’analisi degli strumenti vigenti di programmazione territoriale, i cosiddetti piani regolatori o piani strutturali. L’obiettivo deve essere quello di mostrare le ricadute acustiche delle scelte effettuate in ambito urbanistico. In tal modo, la classificazione acustica assume l’importante ruolo di strumento che permette di valutare la sostenibilità ambientale delle scelte effettuate in sede amministrativa. —



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