Orso ucciso giù nel crepaccio: scatta il soccorso

FIUME. Episodio curioso in Lika, la selvaggia e verde regione a sud–est di Fiume, dove un orso adulto–ferito da un gruppo di cacciatori – è precipitato in una grotta sconosciuta, morendo per le lesioni riportate e per gli effetti della caduta.
E’ quanto accaduto giorni fa in un’area boschiva nelle vicinanze della città di Gospic, capoluogo della regione della Lika e di Segna. Il plantigrado, pesante circa 200 chili, è stato impallinato da alcune doppiette straniere, giunte nella contea tramite un’agenzia che si occupa di turismo venatorio. Il bestione ha barcolato, avendo comunque la forza di dileguarsi nel folto del bosco, inseguito dai cacciatori.
Stando al racconto di quest’ultimi, l’orso è finito in una cavità – di cui nessuno aveva conoscenza – che presenta circa 25 metri di ripida discesa e altri 75 metri di parete assolutamente verticale. Un volo che, assieme alle ferite, non poteva che finire malissimo per l’irsuto animale, sfracellatosi in fondo alla voragine. Ai cacciatori non è rimasto altro che rivolgersi all’agenzia, i cui titolari hanno chiamato la sezione di Gospic del Servizio di soccorso alpino per cercare di recuperare la carcassa. I soccorritori si sono calati nella grotta, accertando che l’orso era deceduto e quindi hanno imbragato il corpo, riportandolo in superficie, non senza appurare in precedenza che il fondo della cavità conteneva le ossa di animali di altre specie. In pratica è stata scoperta una trappola naturale per gli animali, pericolosa anche per gli esseri umani.
Dopo l’intervento di recupero, Alen Zoric, responsabile del Soccorso alpino di Gospic, ha diffuso un comunicato in cui ha rilevato che l’operazione andava fatta per non esporre cacciatori e curiosi a inutili rischi, trattandosi di una grotta da evitare nel modo più assoluto.
«Purtroppo il nostro orso non praticherà più i boschi della Lika – si legge nel comunicato – ma sarà collocato in una qualche stanza quale trofeo di caccia di una doppietta d’oltreconfine. Non approviamo le attività venatorie e non comprendiamo una simile mentalità, ma abbiamo rispetto per il turismo venatorio, che garantisce cospicue entrate alla Croazia”. (a.m.)
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