L'Orto Botanico Universitario di Trieste: tra didattica e radici farmaceutiche

Situato sulla sommità del colle di Monte Valerio, l'Orto Botanico dell'Università di Trieste rinasce come centro di studio e conservazione. Un'area di 2.400 metri quadrati che custodisce specie rare, flora carsica e testimonianze storiche della città

Zeno Saracino
Ecco come si presenta l’Orto Botanico dell’Università di Trieste sul colle di Monte Valerio
Ecco come si presenta l’Orto Botanico dell’Università di Trieste sul colle di Monte Valerio

Strumento didattico per le scuole, luogo ameno dove trascorrere i weekend, prezioso vivaio per piante sempre più rare. E tuttavia lo scopo primario dell’Orto Botanico rimane di fornire piante medicinali per le necessarie cure mediche: dagli horti medievali ai piccoli giardini dei farmacisti della Trieste sette-ottocentesca, questa era la funzione principale. Il botanico era, in quei secoli, anche farmacista e viceversa: ancora negli anni Venti del Novecento un anziano Marchesetti, direttore in quiescenza dell’Orto Botanico del Comune, spediva pacchetti di semi agli orti che ne facevano richiesta in Europa e nelle Americhe; e una volta su due, come testimoniano i carteggi, le richieste erano di carattere medico.

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L’Orto Botanico Universitario, assiso sulla sommità del colle di Monte Valerio, recupera questa funzione: fu infatti creato nel 1962 su richiesta degli istituti biologici delle facoltà di Scienze e Farmacia dell’ateneo giuliano, insediati in quella Villa Sevastopulo oggigiorno in fase di recupero. La terra, benché fertile, era in origine un bosco seminaturale; poi dalla primavera del 1963 l’Orto fu costruito tramite una struttura a tre gradoni, sostenuti da muri in arenaria. L’Orto presentava all’epoca soprattutto quelle piccole aiuole caratteristiche dei giardini alpini, con spalliere di pietra carsica. Dedicato in quei decenni allo studio della flora carsica e regionale, l’Orto era stato abbandonato col tempo e solo nel 2019-2020 integralmente recuperato con una nuova collezione finalizzata all’apprendimento degli studenti.

Sotto il profilo tecnico l’Orto Botanico Universitario si estende per 2.400 metri quadrati, a 120 metri di altitudine; la posizione gli garantisce un clima mediterraneo tipicamente costiero con estati e inverni secchi, primavere e autunni piovosi. L’Orto custodisce, allo stadio attuale, circa 400 specie catalogate provenienti dai principali continenti; altrettanto preziosa anche una sezione dedicata alle specie endemiche del Carso e del Friuli Venezia Giulia. Tra le specie presenti, una roverella bisecolare, sopravvissuta ai tremendi abbattimenti del 1944-45, quando le colline di Trieste furono devastate per la ricerca di legna secca da bruciare. Oltre a un piccolo, ma interessante angolo dedicato alle giurassiche pteridofite (il cui rappresentante più noto è la felce), troviamo anche specie adatte ai climi tropicali come l’australiana Ozothamnus rosmarinifolius, l’africana Polygala myrtifolia e l’americana Baccharis pilularis, detta “l’arbusto del Coyote”. Non mancano le piante acquatiche, con alcune apposite polle e la serra.

Da non confondere con l’Orto Botanico comunale, con una storia ben più lunga, il giardino è aperto gratuitamente negli orari dell’ateneo e, per una bizzarra confusione di foto, sovrapposto con il “cugino” comunale su Google Maps. Oggigiorno è accessibile dal cancello su via Giorgieri, presso il Castelletto, o dall’ingresso su via Fleming e all’altezza della rampa per l’edificio H3. Si snoda a fianco dell’Orto, salendo l’irto colle, il Sentiero Naturalistico del Monte Valerio, con una cartellonistica aggiornata dedicata alla flora e fauna carsica.

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