Pakistano affogato nell’Isonzo la salma è stata rimpatriata

L’ultimo viaggio è stato reso possibile grazie a una colletta di amici e associazioni Preoccupazione dopo “il salvataggio della passerella”. I casi sono ormai politici



. È stata rimpatriata la salma di Sajid Hussain, il 30enne richiedente asilo ospitato al Cara di Gradisca, di nazionalità pakistana, il cui corpo senza vita venne ritrovato un mese fa nelle acque del fiume Isonzo all’altezza del quartiere goriziano di Straccis.

A darne notizia è un connazionale dell’uomo, Ismail Swati, un ragazzo che lavora in seno ad Ics Ufficio Rifugiati, una onlus triestina che fornisce assistenza e informazioni ai migranti. Il caso di Sajid, come si ricorderà, in queste ore ha rischiato un drammatico bis, con il salvataggio in extremis di un altro ragazzo pakistano, sempre ospite del Cara, che ha cercato di gettarsi nel fiume lungo la passerella fra Gradisca e Poggio Terza Armata, venendo salvato quando già il suo corpo era nel vuoto da un coraggioso cittadino di San Martino del Carso.

La vicenda di Sajid, invece, ha avuto un epilogo assai più crudele. Il rimpatrio della salma nella sua città ai confini con l’Afghanistan è stato reso possibile oltre che dall’impegno della Prefettura da una colletta fra gli amici, alcune associazioni e persone di buon cuore, e soprattutto un’associazione islamica sciita con sede a Roma, fa sapere Ismail Swati.

«Il funerale è stato celebrato con rito sciita in un locale del nosocomio di Gorizia – rivela –. Dopodiché la salma è stata imbarcata e infine restituita ad uno zio, l’unico fra i familiari ad essere al corrente del tragico episodio. È stato lui a dover spiegare l’accaduto al resto della famiglia». Tanto Hussain quanto il ragazzo che ha tentato di togliersi la vita nei giorni scorsi soffrivano di problemi psicologici e avevano manifestato l’intenzione di essere rimpatriati, ma erano frustrati dal fatto che non c’erano sviluppi della situazione.

«Un trend preoccupante, che vorremmo approfondire» afferma Swati. Il doppio caso sta creando interrogativi anche nel mondo politico e nell’opinione pubblica, dal momento che al Cara, secondo quanto denunciato più volte dal sindaco Tomasinsig, e ieri dal sindacalista Uil Fpl Michele Lampe, i tagli presenti e soprattutto futuri nei bandi di gestione della struttura sono destinati ad eliminare o ridurre di molto l’impiego di figure chiave come educatori, mediatori culturali, psicologi «rischiando di rendere del tutto invisibili certe situazioni problematiche come quelle dei due ragazzi» ha affermato anche ieri il sindaco di Gradisca. Nel summit di ieri in Prefettura il viceprefetto Gulletta ha, ad ogni modo, respinto con decisione ogni scenario allarmistico sulla situazione, presente e futura, del Cara di Gradisca. —



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