PalaBigot chiuso, rinascita rinviata al 2019

L’obiettivo del Comune è di far risorgere il basket («Abbiamo contatti con club di alto livello») e di ospitare concerti

Mentre Trieste sogna la massima serie di pallacanestro, Gorizia vive di rimpianti.

Il PalaBigot fu il tempio indiscusso del basket quando la squadra goriziana calcò i prestigiosi palcoscenici della A1. E, contemporaneamente, sarebbe dovuto diventare un’enorme sala concerti, capace di ospitare esibizioni di grossi calibri della musica. Ma oggi il palazzetto è chiuso ed è diventato, suo malgrado, una grande cattedrale nel deserto.

Il progetto

di rilancio

L’amministrazione comunale ne è perfettamente consapevole. E ha in tasca un progetto di rilancio che, annuncia l’assessore comunale allo Sport Stefano Ceretta, potrà esplicitarsi, però, non prima del 2019 «perché il percorso è lungo e i paletti del Patto di stabilità sono rigidi». Il fatto è che le strutture sportive, e non soltanto il PalaBigot, costano tanto (forse troppo) in rapporto anche alle categorie in cui si ritrovano a giocare le varie squadre. Basta dare una scorsa alla tabella relativa ai “Servizi a domanda individuale” per avere un quadro a dir poco preoccupante. Nel 2017, per mandare avanti tutti gli impianti, nessuno escluso, sono stati spesi qualcosa come 1.014.161,90 euro. Più di un milione. E tutto ciò a fronte di entrate pari a 208.908,59 euro. Significa che il grado di copertura dell’impiantistica sportiva è del 20,60%. Poco, troppo poco. E così è iniziato un ragionamento che tocca il basket. Una premessa, però, è doverosa. «Gli alti costi delle strutture sportive? Francamente, è un dato che non ci preoccupa perché è una scelta. Teniamo volutamente basse le tariffe relative all’utilizzo degli impianti perché riteniamo che lo sport sia salute - spiega il sindaco Rodolfo Ziberna -. Incentivare le attività sportive significa togliere dai bar e dai vizi i nostri giovani. Ecco perché non ritengo siano soldi spesi male. Tutt’altro».

Una struttura

polifunzionale

Semmai, la volontà del Comune è di rilanciare il PalaBigot, un gigante vuoto e intristito. «Gorizia ha voglia di basket di vertice. Abbiamo contatti con almeno due club di livello nazionale che sarebbero interessati alla gestione dell’impianto, sviluppando il basket giovanile. Questo non è il momento di fare nomi perché le trattative - rivela Ziberna - sono in corso. Ovviamente, prima sarà necessario lavorare a una riqualificazione del palazzetto attraverso, ad esempio, i lavori necessari all’impianto di riscaldamento che vanno da dai 180 mila agli 800 mila euro. Purtroppo, tutte le buone intenzioni in questi mesi si sono scontrate con i paletti imposti dal Patto di stabilità».

Maggiormente nello specifico entra Stefano Ceretta. Dice che «è inutile, a questo punto, concentrarci solamente sui lavori della caldaia. Occorre un intervento di riqualificazione integrale della struttura e stiamo lavorando su un project financing che coinvolga una delle società sportive di rilievo nazionale che hanno espresso l’intenzione di utilizzare e valorizzare il palazzetto». Il PalaBigot dovrà diventare, nelle intenzioni del Comune, non soltanto il tempio del basket ma anche (e soprattutto) uno spazio polifunzionale. Insomma, si vuole di dare vita anche al progetto (sempre rimasto sulla carta) di utilizzare questo spazio per concerti di un certo livello.

I costi

della struttura

Peraltro, mantenere una struttura così grande ha anche un costo. Un costo notevole. «Anche se va detto che fra tenerlo aperto e tenerlo chiuso non c’è molta differenza. Certo - aggiunge Ceretta - d’inverno si risparmia sul riscaldamento ma, alla fine, i costi della struttura sono elevati anche se non c’è nessuno all’interno».

Ecco perché è interesse dell’amministrazione comunale far sì che quella cattedrale nel deserto ridiventi centro pulsante di sport e attività. «Ma bisogna attendere ancora. Il 2019 sarà l’anno del rilancio del PalaBigot».

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