Palpeggiò una ragazza in discoteca a Trieste, condannato a tre anni di carcere
Le molestie erano avvenute la notte di Halloween dello scorso anno sulla pista del Deus the Club

Tre anni di carcere e 15 mila euro di risarcimento per aver palpeggiato una ragazza in discoteca la notte di Halloween del 2024. A poco più di un anno da quella serata di festa all’interno del locale “Deus the Club” di piazza Venezia, sfociata in una violenza sessuale, la giustizia ha presentato il conto a un 31enne triestino di origini africane.
Mercoledì mattina il giovane è stato condannato a tre anni di reclusione, beneficiando dello sconto di un terzo della pena per effetto del rito abbreviato. Una condanna che l’imputato, incensurato, punta a scontare fuori dal carcere, convertendola in una pena sostitutiva.
Il pm Andrea La Ganga aveva chiesto una pena più severa: 4 anni e 8 mesi di reclusione. Ma il gup Francesco Antoni ha riconosciuto l’attenuante della minore gravità del fatto, come chiesto dal difensore Andrea Cavazzini. Il legale dell’imputato puntava all’assoluzione o, in subordine, alla riqualificazione – appunto – della violenza sessuale nella sua forma più attenuata.
«Sono innocente, nonostante la condanna», ha affermato l’operaio, ieri sentito in aula in merito ai fatti per i quali è finito alla sbarra. Durante l’esame reso davanti al gup, l’imputato ha negato gli abusi sulla 21enne veneta, all’epoca studentessa fuori sede. Lei era lì con le amiche, per festeggiare il compleanno di una di loro. In pista aveva conosciuto il giovane, avevano ballato insieme, si erano scambiati i contatti Instagram e poi era scattato un bacio.
Da qui in poi le ricostruzioni dei due divergono. La studentessa vuole fermarsi lì, senza proseguire oltre con le effusioni. Cerca quindi di raggiungere le amiche, ma il giovane glielo impedisce: la afferra con un braccio e la stringe su di sé. Lei tenta di divincolarsi, ma lo sconosciuto insiste. La blocca, sempre con il braccio, e con la mano libera la tocca insistentemente prima sui glutei e sul seno, poi le fruga sotto la gonna. Mani “rapaci” che indugiano sulle parti intime, nonostante i tentativi della ragazza di sfuggire alla stretta. È questa la versione dei fatti riferita dalla 21enne alla Polizia e sostenuta dalla Procura. La vittima, subito dopo le molestie, si era rivolta agli addetti alla sicurezza e poi aveva sporto denuncia alla Polizia. Gli agenti del commissariato di San Sabba avevano interrogato la vittima e i testimoni presenti quella sera, ottenendo un identikit abbastanza preciso sull’uomo e altre informazioni utili a identificarlo. Così erano scattate le ricerche. Dopo due settimane di indagini, il sospettato era stato individuato e denunciato.
Agli antipodi è invece la versione dell’imputato. Stando alle sue parole, l’approccio erotico si sarebbe limitato a un bacio, voluto da entrambi. Il 31enne ha smentito di aver palpeggiato ripetutamente la ragazza nelle parti intime mentre ballavano. A detta del giovane, la coppia si trovava al centro di una pista affollatissima, per cui se la ragazza si fosse effettivamente divincolata nel tentativo di chiedere aiuto (come lei ha sempre sostenuto), qualcuno se ne sarebbe accorto e sarebbe intervenuto subito e non si sarebbe arrivati a una denuncia successiva. Ma il giudice evidentemente non gli ha creduto e lo ha condannato alla pena detentiva e al risarcimento a favore della vittima.
La ragazza, infatti, è parte civile nel processo, assistita dall’avvocata Alessandra Nava del foro di Treviso. Il verdetto di ieri mette un punto fermo a una vicenda dolorosa. La studentessa, che nel 2024 abitava a Trieste per seguire i corsi universitari, dopo la traumatica esperienza era tornata a Belluno (sua provincia di origine) e per un periodo aveva anche abbandonato gli studi. Per riuscire a elaborare il trauma si è rivolta a un centro antiviolenza e adesso sta cercando di voltare pagina, sostenuta dai genitori, che le sono sempre rimasti accanto, anche nelle aule del tribunale.
Le motivazioni della sentenza sono attese entro 90 giorni: una volta lette, la difesa valuterà se fare ricorso in Appello puntando a un verdetto più favorevole, oppure rinunciare all’impugnazione così da ottenere un ulteriore sconto di pena pari a un sesto. —
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