Panzano e i 6 mila posti in ballo La priorità agli operai ex Eaton

Una lettera di incarico per ogni ex Eaton ancora disoccupato. È la prima delle richieste poste sul tavolo di Fincantieri dal sindaco di Monfalcone, che in risposta ha ricevuto – testuale – «assolute garanzie». Roberto Olivari, direttore dello stabilimento di Panzano, ha già in mano un elenco con i nominativi, numeri di telefono e indirizzi delle persone. «Entro l’estate», l’amministrazione conta di chiudere l’operazione. Anna Cisint, almeno, lo ha chiesto «in maniera molto determinata» trovando aperture significative e, dopo i numeri snocciolati mercoledì dall’ad Giuseppe Bono, «allargherei l’accordo all’assorbimento di altri lavoratori, come i fuoriusciti dalla Burgo o altre aziende», a fronte peraltro dei «rilevanti vantaggi fiscali» a carico di chi assume.
Il sindaco ha accolto «con molto favore» la necessità di Fincantieri di reperire tra le 5 e le 6 mila unità nei prossimi 2 o 3 anni, ma «il fabbisogno deve essere tracciato, definito specificando quanti falegnami, carpentieri, saldatori esattamente occorrono e in che tempi», perché «altrimenti vale tutto». L’azienda non è esente da responsabilità nella perdita delle professionalità: se le avesse salvaguardate negli anni non ci troveremmo in questa situazione. «E invece – ragiona Cisint – neppure i corsi per saldatori, che ora abbiamo voluto ripristinare, c’erano più all’istituto Pertini». «La Regione – conclude – può mettere in campo anche una formazione plurima, ma i fabbisogni vanno specificati per tipologie, tempistiche e numeri».
A incalzare il sindaco, già all’indomani delle parole di Bono, ci pensano intanto i suoi amici della Lega. Il capogruppo Federico Razzini con i consiglieri Sergio Pacor e Marianna Zotti, ma non l’assessore alla Monfalcone sicura Massimo Asquini, hanno infatti sottoscritto un’interrogazione dai toni fermissimi: non intendono lasciar passare indenni le (a loro avviso) ingenerose affermazioni scagliate dall’ad Fincantieri sui giovani. In verità un déjà-vu delle dichiarazioni di Elsa Fornero, ex ministro «piangente» del governo Monti (copyright by Matteo Salvini) sui ragazzi troppo choosy, schizzinosi, che farebbero meglio a prendere l’impiego che capita e tenerselo ben stretto. Infatti i leghisti scrivono per chiedere se questa frase sui «nostri giovani che non hanno voglia e capacità di lavorare» non possa essere piuttosto considerata «un pretesto per ricorrere a manodopera extracomunitaria povera e a basso costo». Il babàu del Carroccio. Che da quando amministra ha sempre preteso un cambio di registro a Panzano, cioè meno indotto e più lavoratori diretti, preferibilmente autoctoni. Ciò per «le difficoltà che territorio, tessuto socieconomico e servizi riscontrano davanti all’arrivo massiccio di stranieri con rilevanti e oggettive difficoltà di integrazione». Richiamo ai lavoratori locali che però ha fatto scaturire il grido, non nuovo, di Bono sull’irreperibilità delle maestranze.
I consiglieri della Lega (sinistra e opposizione per il momento non pervenute) chiedono inoltre a Cisint di sapere come intenda «intervenire su temi industriali, continuare con l’intraprendenza sin qua dimostrata sul tema occupazione e sollecitare perciò il Ministro del Lavoro, competente in materia, affinché attui quanto promesso al convegno». Insomma va subito verificato «se ci siano o meno italiani sufficientemente qualificati e disponibili a essere assunti». «Sarebbe infatti importantissimo – affermano – smentire con i fatti le pesanti lamentele dell’ad Bono, proponendo un’adeguata risposta formativa che consenta di coprire la domanda di personale allo stesso livello di capacità di quello straniero e bengalese». Agli esponenti del Carroccio pare infatti «quantomeno strano e singolare che maestranze che arrivano da un paese in forte sottosviluppo come il Bangladesh, spesso a digiuno di italiano e senza alcuna istruzione, possano essere improvvisamente valutate “meglio formate” rispetto a giovani disoccupati o ex operai del nostro paese». Urge «un doveroso chiarimento».
Insorge infine il consigliere di Fdi Mauro Steffè per chiedere direttamente «il rimpatrio» degli «stranieri a zonzo in città»: «Monfalcone ha il diritto di restare vivibile, non può divenire l’albergo di Fincantieri e ospitare tutti». –
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