Paralisi in porto, traffici a rischio fuga

Disponibili solo 4 ormeggi su 9, e con i lavori in corso diminuiranno. Scaramelli (Compagnia): «Situazione esplosiva»
Di Giulio Garau
Bonaventura Monfalcone-09.03.2012 Inaugurazione ufficio elettorale-Omar Greco-Via f.lli rosselli-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-09.03.2012 Inaugurazione ufficio elettorale-Omar Greco-Via f.lli rosselli-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

Una fotografia della paralisi del Porto di Monfalcone. L’hanno scattata gli operatori dello scalo facendo un quadro delle navi ormeggiate, di quelle ferme in rada che attendono di entrare e di quelle in arrivo. Diciotto navi che premono per entrare, ma soltanto quattro alla volta possono attraccare per scaricare le merci, perchè sono liberi solo gli ormeggi 4,5,7 e 9, le altre devono attendere. C’è la banchina delle autostrada del mare che potrebbe rivelarsi preziosa, con gli ormeggi 1,2 e 3, ma come è noto è “inagibile” per i lavori difformi, la non linearità, la scogliera con gli spuntoni da 2,20 metri e i bassi fondali che segnano poco più di cinque metri.

Su nove ormeggi disponibili tre sono inagibili, gli altri sono interessati dai lavori di realizzazione della rete di raccolta delle acque reflue e ne restano liberi solo 4: ma per il momento. A breve il cantiere si sposterà anche sul 9 e sugli altri ormeggi e la situazione rischia di diventare pesantissima.

Anzi, come la definisce Riccardo Scaramelli, amministratore delegato della Compagnia portuale «esplosiva». L’ingorgo di navi si è verificato il 29 marzo, poi come si vede nella tabella il 2 aprile. Navi pronte ad entrare, a portare merce e lavoro ma che lo scalo di Monfalcone deve rifiutare o far attendere. Il rischio, molto concreto, è che gli armatori di fronte a questa realtà potrebbero decidere di andare altrove. «Solo quattro navi alla volta possono stare all’ormeggio - insiste Scaramelli - un numero incredibile di navi dovranno scegliere se aspettare in rada per giorni e giorni oppure, cosa molto probabile, deviare e andare a scaricare in un altro porto, magari a costi inferiori. Perderemo quindi occupazione, benefici economici e possibilmente anche traffici che una volta deviati in paesi vicini, dove il costo della manodopera e le tasse sono meno della metà di quelli di Monfalcone, difficilmente torneranno sulle nostre banchine».

Da settimane la situazione è allo sbando, colpa dell’accavallarsi (probabimente non gestito) dei lavori sulla rete di trattamento acque reflue sulle banchine (opere da 6 milioni di euro), interventi visti con favore dagli stessi operatori, ma non il protrarsi delle opere che riguardano 3-4 accosti su nove, soprattutto sulla banchina dell’autostrada del mare che sono durati sette anni ed ora è inutilizzabile.

«Tutto questo ha fatto sì che esplodesse la situazione - continua Scaramelli - che finora veniva artatamente e sottilmente tenuta nascosta a tutti dando anche statistiche “accomodate” che facevano vedere i traffici gonfiarsi per il fatto che la Centrale avesse registrato un buon andamento di traffico di carbone che però non porta nè benefici, nè nuovi posti di lavoro in porto».

Ma quello che allarma gli operatori è che, da quanto risulta, le istituzioni stanno a guardare attonite e da parte dell’Azienda speciale non si vede alcun intervento di governance in porto per migliorare la situazione di paralisi. «Tutti gli attori coinvolti dichiarano di non aver responsabilità alcuna per questa incredibile situazione - conclude amaro l’ad della Compagnia portuale - noi operatori invece siamo avvezzi a prendercele le nostre belle responsabilità a tutti i livelli tant’è che abbiamo deciso di lavorare anche la vigilia di Pasqua e Pasqua stessa, nonostante la pioggia e il lavoro disagiato. Noi diamo l’esempio nel nostro piccolo e siamo contenti di quello che possiamo fare per il porto, la nostra società e il nostro lavoro che siamo disposti a difendere non con le parole ma principalmente con i fatti, dal presidente al più giovane impiegato e operaio in banchina, facendo sistema e mostrando agli irresponsabili, che sono numerosi, che ognuno ci deve mettere del suo se vogliamo davvero cambiare le cose. Largo ai giovani e a chi crede sul porto e ci investe».

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