Parte il negoziato prefettura-Ics sull’accoglienza diffusa in città

Sta per partire la trattativa per l’affido della gestione dell’accoglienza diffusa a Trieste, per un totale confermato di mille posti. Gli attori in campo, come noto, sono la Prefettura da un lato e, dall’altro, gli attuali erogatori del servizio, a partire dal Consorzio italiano di solidarietà (Ics).
È infatti appena rimasto privo di vincitori pure l’avviso pubblicato il mese scorso dal commissariato di governo, che invitava eventuali nuovi soggetti a manifestare interesse per la presa in carico dell’amministrazione dei migranti presenti in città, nell’ambito della protezione internazionale. Tale avviso, scaduto alle 12 di venerdì 9 agosto, nasceva a sua volta dal fatto che le precedenti gare d’appalto erano andate a vuoto. Anche stavolta, semplicemente, nessuno si è presentato – e il bando era di livello europeo.
Che cosa accadrà, adesso, lo spiega il viceprefetto Rinaldo Argentieri: «Succederà quanto previsto dal codice degli appalti e cioè che presto si darà luogo a una fase negoziata. Fase negoziata che non potrà che avviarsi con gli attuali gestori del servizio. Anche perché soggetti diversi non si sono manifestati». Per quanto riguarda le tempistiche, se ne riparla com’è logico dopo Ferragosto. «Non c’è un calendario, al momento – prosegue il viceprefetto –. Prioritario è svolgere un’analisi articolata dei dati; poi ci vorrà qualche giorno o qualche settimana per trovare un equilibrio tra i servizi previsti dal capitolato ministeriale e il fabbisogno economico per attuarli. Le basi d’asta esistenti evidentemente non hanno riscosso l’interesse degli operatori del settore, a livello comunitario: il bando era aperto a livello europeo. Adesso occorre ragionare sui servizi da rendere e – conclude Argentieri – sui costi degli stessi».
«Porteremo sul tavolo il nostro punto di vista – fa sapere dal canto suo l’Ics, attraverso il presidente Gianfranco Schiavone –. Ci sarà non solo una discussione generale sulla qualità del servizio ma anche sulla distribuzione delle singole voci di spesa: alcune sono troppo basse. Consiglieremo inoltre di abbassarne certe per alzarne altre, secondo noi più importanti». «C’è poi un altro aspetto – continua sempre Schiavone –. Il testo prevede la “fornitura di generi alimentari”. Il costo immaginato può anche essere ok, ma i pasti non possono semplicemente essere erogati. È un principio irrinunciabile insegnare alle persone ad andare a fare la spesa da sole. Analogamente – si chiede il presidente dell’Ics – vorremmo capire che ne sarà dei corsi d’italiano».
Un’altra partita che si chiuderà a breve è quella di Casa Malala, il centro di prima accoglienza di Fernetti dalla capienza di un centinaio di posti. Il bando scade il 16 agosto, cioè venerdì, e pare che operatori diversi dagli attuali gestori si siano già fatti avanti. Nessuna novità invece sul fronte degli 82 esuberi: Ics non ha ancora risposto alla richiesta, avanzata da Regione e sindacati, di porre fine allo stato di crisi. —
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