Partecipanti virtuali da tutto il mondo alla conferenza sulla scienza dei cittadini

Terza edizione a Trieste   interamente online: 200 i relatori e 500 le persone registrate, anche  da Brasile e Sudafrica



Fino all’11 settembre Trieste ospita la terza edizione della conferenza dell’European Citizen Science Association (Ecsa), sodalizio che riunisce università, centri di ricerca e ricercatrici e ricercatori di diversi ambiti, che utilizzano la cosiddetta “citizen science” per i propri studi. Quest’anno la conferenza, organizzata dall’Università di Trieste in collaborazione con Sissa Medialab, con la co-organizzazione del Comune e il patrocinio della Regione, si tiene, a causa delle misure anti Covid-19, interamente online: nelle quattro giornate di lavoro interverranno, tutti in remoto, circa 200 relatori, suddivisi in due sale conferenza virtuali, a beneficio di oltre 500 partecipanti che si sono registrati da tutto il mondo, dal Brasile al Sudafrica.

«Questa conferenza è dedicata alla “scienza dei cittadini”, un modo di fare ricerca scientifica che vede i non esperti collaborare con gli scienziati, in particolare per la raccolta dati, anche grazie alla disponibilità diffusa di dispositivi digitali come gli smartphone – spiega Enrico Balli, chair della conferenza e ceo di Sissa Medialab –. Si tratta di un appuntamento biennale, pensato per far dialogare i ricercatori, che così hanno l’occasione per confrontarsi sulle metodologie e gli strumenti tecnici con cui fare ricerca tramite la “citizen science” e sugli aspetti sociali e pedagogici del coinvolgimento della cittadinanza nella ricerca scientifica, il tutto in direzione del raggiungimento dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni unite».

Per far viaggiare gli scienziati a Trieste, almeno virtualmente, e per non privare la conferenza del suo aspetto conviviale, fondamentale per lo scambio informale d’idee, a ogni partecipante è stata spedita una borsa con alcuni prodotti tipicamente triestini, dal caffè ai biscotti, un ricettario della tradizione culinaria locale e alcune cartoline della città. «Abbiamo approntato una social room virtuale da 500 posti, dove proporremo coffee break e un disco party finale con dj set internazionale – racconta Balli –. Tra i nostri obiettivi c’era infatti anche quello di incrementare la partecipazione di giovani ricercatori».

Domenica scorsa è stato anche organizzato un evento pubblico a Ponterosso, in cui i cittadini hanno potuto incontrare i ricercatori e conoscere alcuni strumenti di citizen science elaborati negli enti di ricerca del territorio e non solo. A partire da AvvistApp, applicazione di Ogs per smartphone che i cittadini possono utilizzare per segnalare ai ricercatori le specie marine presenti sulle coste dell’Adriatico, aiutandoli così a monitorare la biodiversità del nostro mare.

E ancora Noixe, altra app di Ogs per tracciare, con l’aiuto della cittadinanza, le fonti di inquinamento acustico marino, molto nocivo per le specie che popolano il mare. L’ultima nata è infine Seawatcher, l’applicazione di Ispra con cui i cittadini possono contribuire a monitorare la presenza di rifiuti nel mare Mediterraneo.

«La citizen science offre da un lato un aiuto importante ai ricercatori, che possono così utilizzare un’ampia mole di dati raccolti dai cittadini, dall’altro è per i non esperti un modo molto efficace per apprendere concetti scientifici e confrontarsi con i metodi della scienza attraverso la pratica», conclude Balli. —



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