Partiti all’assalto dei rioni ma c’è chi vuole chiuderli

La corsa al seggio per incoronare il nuovo direttivo del rione Centro, tutto a zero gettone, anzi ampiamente fondato sulla buona volontà, ha fatto finire nel mirino della politica i cinque parlamentini. E per un forzista Giuseppe Nicoli, atavicamente ostile ai rioni, in quanto «costituiti da finalità elettoralistiche dall’allora Ds e oggi Pd», al punto da proporne in un’interrogazione «la chiusura», c’è un democratico Del Bello che subito stoppa ogni istinto demolitore. E arrabbiato dice: «Che provino a sopprimerli, troveranno pane per i loro denti». Del resto il piddino è stato il “papà” del comitato di rione e dunque il suo primo, convinto estimatore.
Vero è che il problema, saltuariamente posto in passato, si è reso evidente alle ultime votazioni in Centro, interpretate da qualcuno come primo test-elettorale per le prossime amministrative, dal momento che si sono candidati al parlamentino cittadini vicini a compagini politiche, mentre tra gli elettori hanno sfilato addirittura assessori in carica. Ma è altrettanto incontrovertibile che negli altri quartieri, come sottolineato anche dal capogruppo del Pd, Paolo Frisenna, non si assiste allo sgomitare per un incarico di presidenza del comitato rionale. Nel dubbio che possano essere sfruttati come anticamera per un bel salto in municipio, Nicoli affossa il progetto, puntando il dito contro «l’aggravante» delle «spese sostenute dalla pubblica amministrazione per i Comitati di rione». In realtà si tratta di contributi, elargiti - come spiegano i parlamentini - «per coprire gli esborsi della stampa di volantini, l’acquisto di cibo per eventi locali (vedi castagnada) o le bollette della luce delle sedi assegnate per l’attività». Un totale di 10mila euro in tre anni suddiviso tra cinque rioni.
Il forzista rammenta anche che il Centro occupa un’area coperta da 15 sezioni elettorali, per un totale di 10.800 abitanti, e che alle consultazioni dell’altra settimana hanno per contro «votato poco più di 200 persone, ovvero l’1,85% dei residenti nel rione, a dimostrazione di questi inutili slanci di democrazia, che sono del tutto autoreferenziali e politicamente inesistenti». «Dal punto di vista operativo - ancora Nicoli - i Comitati di rione non hanno inciso in alcuna decisione dell’esecutivo di governo della città. Falsamente i sindaci di sinistra hanno promesso la condivisione delle scelte amministrative con un percorso mai attuato che doveva essere il bilancio partecipato. Ma oltre a non incidere in alcuna decisione amministrativa i Comitati di rione si sono spesso dimostrati inadeguati e in concorrenza tra di loro, sia nelle richieste che nelle attività, rallentando la programmazione degli Uffici Comunali (soprattutto Opere Pubbliche) o cercando di sostituirsi alla Pro Loco per l’organizzazione di eventi». Diametralmente opposto il Del Bello-pensiero: «Stigmatizzo le affermazioni di Nicoli: i rioni hanno assunto un ruolo molto importante, in particolare nell’ultimo periodo, a proposito di alcuni temi approfonditi, come la centrale, dove ritengo abbiano lavorato meglio del Consiglio comunale e dei consiglieri eletti. Anche di sanità, con l’automedica, si sono occupati in modo molto incisivo e, forse anche per questo, sono diventati scomodi a una parte della maggioranza e dell’opposizione». «Ad ogni modo - conclude - sono regolarmente previsti da Statuto e Regolamento». Frisenna, che a differenza della maggioranza del suo partito, ha sempre mantenuto, pur seguendo il tema con «sollevato distacco», una posizione di criticità verso i parlamentini ritiene che una «maggiore trasparenza sui processi elettivi» potrebbe ovviare «ai giochini cui si è assistito in Centro». Pur residente nel quartiere dove si è votato, non ha ricevuto infatti informazione sulle elezioni. Insomma, una maggiore disciplina su regole e modalità gioverebbe, anche «in considerazione del fatto che gli stessi sodalizi hanno assunto forme diverse, associative o meno». «In alcuni casi - prosegue il capogruppo Pd - i comitati si sono dimostrati dei buoni soggetti, per esempio nell’animazione del territorio, in altri si sono rivelati dei comitati elettorali in cui ognuno si è ritagliato uno spazio». Quanto all’accusa sull’erogazione di fondi per Frisenna non si può proprio parlare di sperperi, data «la marginalità delle somme stanziate». «Per conto mio - conclude - il sindaco dovrebbe promuovere un’indagine sulla consapevolezza che ha la gente dell’esistenza dei comitati». Dai vertici dei rioni, infine, giunge voce che la «montatura politica» non è piaciuta, in quanto «i comitati devono essere apartitici». Alcuni ammettono che “corteggiamenti” in vista elettorale sono sempre esistiti, ma all’interno dei sodalizi l’attività è tesa unicamente a garantire ai residenti la possibilità di esprimere i propri problemi all’ente locale, per una soluzione. Inoltre i componenti il direttivo sono volontari, non remunerati da gettoni, e prestano il loro tempo gratuitamente alla collettività, senza venir neppure rimborsati per le spese di benzina o altro. In cinque parole, «fanno gli interessi della gente».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








