Passerella brutta e pericolosa A Gradisca torna la protesta

Percorsa a velocità elevata senza tenere conto di limiti e divieti anche da autoarticolati. Per molti è un oltraggio alle bellezza dell’Isonzo
Di Luigi Murciano
Bumbaca Gorizia Gradisca, inugurazione passerella
Bumbaca Gorizia Gradisca, inugurazione passerella

GRADISCA. «Esteticamente brutta, ma pure pericolosa». Non c'è nulla da fare: a intervalli ciclici gli abitanti di Gradisca e della località sagradina di Sdraussina tornano a fare sentire tutto il proprio mancato gradimento sulla “passerella” che collega le due sponde dell'Isonzo. Il partito dei “contrari” si è spesso espresso sui social network, ove ancora oggi il tema fa qua e la fa capolino nelle battute degli utenti che la considerano un vero e proprio “piccolo ecomostro”. Il tenore delle proteste è sempre lo stesso. «Quel ponte è un'autentica bruttura, uno sfregio a uno scorcio così bello di paesaggio fra la fortezza di Gradisca, l'Isonzo e il Carso», «Il parapetto impedisce la vista del fiume: non è possibile che ad anni di distanza non venga riconosciuto l'oggettivo danno al paesaggio». Insomma, a oltre 130 anni dalla sua prima realizzazione (era il 1880 quando il primo ponte venne costruito per agevolare l'afflusso dei lavoratori della fabbrica viennese Schiller e Klein che aveva sede a Sdraussina) e a 14 dal suo ripristino, il passaggio sull'Isonzo continua a fare discutere. In tanti continuano a ritenere il manufatto una bruttura a causa dei vistosi pannelli bianchi che, ai lati del manufatto, ne costituiscono la balaustra di protezione. Ostruendo completamente la visuale del fiume sacro alla Patria. Battaglie contro la loro collocazione prima e per la rimozione al fine di far posto alle precedenti grate ce n'erano già state. «I pannelli sono necessari per ragioni di sicurezza, non trattandosi di un ponte a doppio scorrimento ma di una semplice passerella» si motivò la scelta all'epoca. Figurarsi come l'hanno presa a Sagrado, dove sorse un proprio comitato per la realizzazione di un ponte vero e proprio anzichè di quell'ibrido tutto italico. Secondo quei cittadini, il doppio senso di marcia poteva portare benefici in termini di scorrevolezza della circolazione e di inquinamento. Oggi col senso unico alternato i veicoli si fermano al semaforo svariati minuti prima su un versante e poi sull'altro. Ma, come si diceva, così com'è la passerella non piace neanche per motivi di sicurezza. Le regole, da quelle parti, sembrano non venire sempre rispettate. Ad esempio: il collegamento consente il transito ai mezzi pesanti sino a 2 tonnellate, ma – assicurano alcuni abitanti della zona – la disposizione non sempre è osservata, col passaggio di camion e persino autoarticolati. Non basta: i ciclisti, segnaletica alla mano, dovrebbero transitare lungo le 2 corsie loro riservate (le stesse dei pedoni), ma tendono a percorrere e invadere la carreggiata riservata alle automobili. E dire che in passato ci fu chi protestò perché bici e velocipedi transitavano (del tutto regolarmente) lungo i percorsi protetti riservati "anche" ai pedoni.

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