Pasti complicati per il subappalto Il Cobas scrive a Procura e Asugi

Il coordinatore nazionale di Slai Prol Cobas, Paolo Dorigo, riservandosi «ogni azione sindacale a tutela dei lavoratori», ha chiesto a Fincantieri di attivarsi affinché sia garantito il diritto alla pausa pranzo anche agli operai «impegnati nei vari appalti e subappalti delle navi in costruzione nel bacino». Nella nota, inoltrata per conoscenza anche alla Procura di Gorizia, alla Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro del Basso Isontino e alla Medicina del lavoro del San Polo, si spiega che le maestranze «perdono circa 15-20 minuti per andare e tornare dalle zone di lavoro alla mensa principale, essendo l’altro punto di ristoro solo un’area dove mangiare cibi portati da casa». «Si ritiene – sempre Dorigo – che la pausa minima applicata dalle varie ditte, di mezz’ora, compreso il tempo di percorrenza, comporti necessariamente o l’aumento da 30 a 60 minuti del tempo della pausa oppure diverse soluzioni, che tuttavia non possono togliere nulla al diritto di veder corrisposto un lasso di almeno 15–20 minuti al giorno». A fronte di quanto Slai Prol Cobas ritiene «negazione di un diritto» Fincantieri così replica: «Anche se la segnalazione appare generica e non circostanziata, come di consueto, nell’ambito delle proprie competenze, Fincantieri verificherà la corretta applicazione delle normative e dei contratti collettivi vigenti».
E gli altri sindacati? «È un problema tangibile – esordisce Antonio Rodà, segretario provinciale Uilm –. Il pasto non è un diritto sancito contrattualmente, ma negoziato con il datore: tutti hanno diritto al pranzo, ma non tutti hanno il pasto incluso. Nell’appalto la situazione è molto variegata, pur se ovunque viene rispettato il minimo contrattuale della mezz’ora di refezione. È evidente la necessità di una crescita di diritti in quest’ambito, per portare tutti i lavoratori alle medesime condizioni e da parte nostra la disponibilità è massima». L’unica via è la «sindacalizzazione» dell’appalto. Nelle grandi ditte l’operazione tesseramento è avviata, ma nelle più piccole e con il continuo turn over la realtà appare maggiormente frastagliata e complessa da seguire. Lo sa bene Thomas Casotto della Cgil: «Abbiamo scritto a 25 ditte per conoscere i protocolli anti Covid e appena in 5 ci hanno risposto, dato peraltro riportato alla Prefettura». Il sindacato cerca di fare quel che può, ma «come emerso anche in sedi processuali, nel mondo dell’appalto si assiste a tutto e di più», dunque Casotto non dubita vi sia tale problema. «Per noi – conclude – i lavoratori esterni devono essere trattati come i diretti: hanno diritto a consumare la pausa nei tempi corretti. È chiaro che se ci sono tali tempi di percorrenza una diversa soluzione va trovata. È tuttavia in corso un confronto con l’azienda e c’è apertura all’allestimento di altre aree». «Il problema – osserva Michele Zoff, Rsu Fim Cisl – può essere un po’ di tutti, sebbene siano stati realizzati dei posti in riva E affinché le persone possano consumare il pasto e Fincantieri stia valutando l’inserimento di nuove zone. Ogni ditta ha i suoi problemi: si cercano sempre le migliori soluzioni per tutti. Ma è una criticità di non semplice gestione, perché ogni ditta lavora in una specifica area e poi perché è intervenuto il Covid con numerosissime restrizioni, sicché certe lettere lasciano lo spazio che trovano». –
Ti. Ca.
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