Pattuglie miste, partenza con quattro giorni di servizio

TRIESTE. Quattro pattuglie in azione in altrettanti giorni alla settimana, una a giornata: tre opereranno sul territorio sloveno e una in Italia. Resteranno in servizio fino al 30 settembre. Con questa modalità prenderanno il via oggi, lunedì 1 luglio, i controlli ai confini delle pattuglie miste tra la polizia italiana e quella slovena.
Le procedure operative verranno presentate nel corso di una conferenza stampa congiunta all’ex valico di Lipizza, alla presenza di Marjan Štubljar e Viljem Toškans, dirigenti della polizia slovena, e di Vincenzo Avallone e Giuseppe Colasanto della polizia di Frontiera italiana.
Non è prevista la partecipazione di politici e prefetti. «Avevamo chiesto di attivare le pattuglie miste da diverso tempo – spiega l’assessore regionale alla Sicurezza Pierpaolo Roberti – visto che da parte nostra c’è la volontà di bloccare gli arrivi mentre dalla Slovenia un po’ meno». Grazie all’affiancamento ci sarà anche una accelerazione nei rimpatri per i migranti intercettati nella zona di retrovalico.
Al momento i numeri 2019 dicono che fino al 20 giugno sono arrivati a Trieste 796 migranti, 102 a Gorizia, per un totale di 898, di questi ne sono stati riammessi in Slovenia 129, 90 da Trieste e 39 da Gorizia. In tutto il 2018, a Trieste erano arrivati 1.447 richiedenti asilo, con 343 riportati in Slovenia, e a Gorizia 114 per 43 trasferimenti. Non è la prima volta che questo servizio viene attivato a Trieste e in Friuli Venezia Giulia, il precedente è del 2004 e serviva in realtà per accelerare i controlli sui due confini che sarebbero poi caduti tre anni dopo.
Nel 2015 la collaborazione fu tra la polizia di Frontiera del Fvg e quella austriaca, nel pieno dell’emergenza migrazione e rotta balcanica quando gli arrivi erano decisamente più importanti in particolare da nord. Le quattro pattuglie settimanali, tre in territorio sloveno e una in Italia, presumibilmente opereranno nel turno da mezzanotte alle sette del mattino, ovvero il momento di maggiore afflusso dal territorio boschivo. La Slovenia ha messo a disposizione 15 uomini, per l’Italia invece solamente cinque che dovranno pattugliare un’area di 213 chilometri con tutto il retrovalico.
«A Trieste – spiega Lorenzo Tamaro, segretario provinciale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) – al momento sono in servizio 98 agenti, ce ne dovrebbero essere 120 sulla base degli accordi del 2007 quando non c’era la criticità dei migranti. Ricordo anche che durante Expo sono stati trasferiti tanti uomini a Milano, quindi sarebbe opportuno riportare i valori a quelli previsti. Detto della necessità di implementare il personale per poter attivare i pattugliamenti sulle 24 ore, l’avvio è sicuramente positivo, diciamo che sarà più chiaro se si tratta di un intervento di facciata dopo l’entrata in funzione e i necessari accorgimenti».
Sul fronte del personale lo stesso Roberti ha precisato che «ci sarà un incontro mercoledì al Viminale con il ministro dell’Interno per fare una prima valutazione, una seconda verrà fatta poi venerdì quando Matteo Salvini sarà a Trieste. Comunque ogni volta che abbiamo chiesto più personale abbiamo ricevuto una pronta risposta».
Anche Domenico Dragotto, segretario generale Fvg del sindacato Coisp, rimarca la questione: «A Trieste arriveranno solo sette nuovi poliziotti nei prossimi 12 mesi e non basteranno per il turnover. Oltre alle risorse umane servono anche quelle economiche e un’organizzazione efficace ed efficiente. Mancano ad esempio i locali idonei e il personale per le traduzioni. Si potrebbero usare in maniera più appropriata le forze armate, oggi affiancate alla polizia di Frontiera, che potrebbero essere utilizzate per un costante pattugliamento della fascia confinaria. Mancano anche i luoghi di prima accoglienza visto che – conclude –, dopo l’identificazione, se non ci sono posti disponibili i migranti vengono lasciati a loro stessi». —
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