Paura e disperazione tra i lavoratori: «Macché ferie, a noi staccano la luce»

I venti dipendenti dell’impresa d’appalto con le bandiere della Cgil. «Non sono stati di parola, pagamenti non avvenuti»
Bonaventura Monfalcone-01.08.2019 Sciopero SMI-Fincantieri-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-01.08.2019 Sciopero SMI-Fincantieri-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura



«Alle assicurazioni non sono seguiti i fatti». Lo stipendio di giugno, per il quale erano attesi i bonifici (non si tratta di assegni, come erroneamente riportato ieri) si accumula a quelli arretrati. «Preoccupa anche il mese di luglio». I lavoratori della ditta d’appalto Smi, una ventina, sono esausti. Il 5 agosto chiuderà il cantiere navale, fino al 18. «Intanto come paghiamo l’affitto, le bollette, come si tira avanti in famiglia?», ripetevano ieri i dipendenti. C’è chi ha osservato: «Ora andranno tutti in ferie, a noi invece staccano gas e luce. Abbiamo fame, non abbiamo più soldi».

Rabbia e logoramento, ieri, tra i lavoratori che si sono presentati davanti allo stabilimento di Panzano, addosso le casacche blu dell’impresa. Le bandiere della Cgil portate al seguito. Raccolti nell’area esterna del Museo della cantieristica navale, a chiedersi perché essere arrivati a questo punto. E il mancato rispetto del diritto al lavoro regolarmente stipendiato a mortificare gli animi.

«È da un anno che ci troviamo a lavorare con l’incertezza dei pagamenti a fine mese, non si può andare avanti in questo modo», ha aggiunto un altro dipendente.

A parlare ieri era la “pancia vuota” dei lavoratori. I tre, se non anche quattro mesi di arretrati si allungano. Ciascuno con il suo dovuto da rivendicare. «C’è una gran confusione, c’è chi ha preso un mese, chi lo ha saltato, chi prende un acconto, chi invece il saldo. Non si capisce perchè tutto questo», rilanciavano. «I ritardi si stanno protraendo, ma noi che facciamo nel frattempo, dobbiamo vivere». Un collega ha continuato: «Senza il gas a casa dove prendo i soldi? Per cosa lavoriamo? Non va bene così».

I dipendenti hanno elencato gli affitti non onorati, le utenze che rischiano di venir meno, anche il cibo per mangiare. «Dietro ciascun lavoratore c’è una famiglia da mantenere», sono proseguiti gli sfoghi.

Al loro fianco il segretario della Fiom, Livio Menon, ed il funzionario della Cgil, Alessandro Fontana, si è aggiunto il coordinatore della Rsu di Fincantieri, Lorenzo Allesch (Fiom).

«Se non vengono pagati tutti gli stipendi, non ci sono le condizioni per dare fiducia – ha osservato Menon –. I lavoratori credono alla parola data, che lunedì non è stata mantenuta e questo è grave».

A farsi strada ci sono altri ragionamenti. Come arrivare al decreto ingiuntivo, una scelta a carattere individuale, con un mandato quindi nominale da assegnare all’ufficio vertenze della Cgil. Il segretario della Fiom ha aggiunto: «Trattandosi di una ditta di appalto diretto, Fincantieri ha la responsabilità in solido. Chiediamo che garantisca i termini e i posti di lavoro, spingendo affiniché la Smi liquidi gli stipendi. Intanto verificheremo se fare i decreti ingiuntivi, in base alle decisioni individuali». Si profila lo stop agostano. Ieri è stata fissata la prossima data: «Il 19 agosto, con il riavvio dell’attività navale, altro sciopero e l’assemblea per studiare le richieste da inoltrare alla Smi al fine di cessare l’agitazione sindacale», hanno stabilito i rappresentanti della Cgil.—



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