PD E IDENTITÀ MEDITERRANEA
Da una parte l'Italia rappresenta il Paese mediterraneo per eccellenza: un promontorio dell'Europa completamente lambito dal mare nostrum; un passato e una storia fortemente caratterizzati da una presenza marittima; una civiltà di cui l'arte, più che nessun'altra, riflette la luce del Sud. Dall'altra parte: uno Stato da tempo privo di una visione mediterranea coerente; una politica molto più rivolta all'entroterra continentale che alle proprie sponde e a quelle vicine; un insegnamento scolastico e universitario che trova poco spazio nei suoi programmi per lo studio delle culture mediterranee. Un Mediterraneo che trascura la sua propria mediterraneità.
Ci sono ragioni che, agendo dall'interno verso l'esterno, determinano gli atteggiamenti e le scelte dell'Italia: quella di ieri e quella di oggi. L'immagine che offre oggi il Mediterraneo non è affatto rassicurante. La sua sponda settentrionale presenta un ritardo rispetto al suo retroterra europeo. L'Unione europea si è compiuta ma, fino a qualche tempo fa, senza tenerne conto: si è occupata dell'«Altra Europa». Si costituiva in gran parte un'Europa separata dalla sua «culla». Le spiegazioni che sono state date, banali o ripetitive, non riescono a convincere coloro ai quali sono dirette. Non ci credono forse neanche quelli che le propongono.
Le decisioni relative alla sorte del Mediterraneo vengono prese al di fuori di esso o senza di esso: ciò genera frustrazioni e fantasmi. Già da parecchio tempo si profila all'orizzonte un pessimismo storico, un «crepuscolarismo» letterario. Le coscienze mediterranee si allarmano e, ogni tanto, si organizzano. Le loro esigenze hanno suscitato, nel corso degli ultimi decenni, numerosi piani e programmi, quasi tutti falliti. Simili sforzi, lodevoli e generosi nelle intenzioni, talvolta stimolati o sorretti da commissioni governative o da istituzioni internazionali, non hanno conseguito che risultati limitati. Assistiamo attorno a noi, a spettacoli poco incoraggianti: degrado ambientale, inquinamenti sordidi, iniziative selvagge, movimenti demografici mal controllati, corruzione nel senso letterale o figurato del termine, mancanza di ordine e scarsità di disciplina, localismi, regionalismi e chissà quanti altri «ismi» ancora.
Le nozioni di scambio e di solidarietà, di coesione e di «partenariato» devono essere sottoposte a un esame critico. La sola paura dell'immigrazione proveniente dalla costa Sud non basta per determinare una politica ragionata. Il Mediterraneo si presenta come uno stato di cose, non riesce a diventare un progetto. Concezioni storiche o politiche si sostituiscono alle concezioni sociali o culturali, senza arrivare a coincidere o ad armonizzarsi. Il Mediterraneo ha affrontato la modernità in ritardo. Non ha conosciuto la laicità lungo tutte le sue sponde.
Per procedere a un esame critico di questi fatti, occorre prima di tutto liberarsi da una zavorra ingombrante. Siamo pronti a farlo in Italia? Tanto nei porti quanto in alto mare ci sono «vecchie funi sommerse», che la cultura, pur con mezzi insufficienti e scarsi risultati, si propone di ritrovare e di riannodare. Il vasto anfiteatro mediterraneo ha visto per molto tempo sulla scena lo stesso repertorio, al punto che i gesti dei suoi attori sono talvolta noti e prevedibili. Occorre ripensare non solo in Italia - ma qui possiamo finalmente cominciare a farlo - le nozioni superate di periferia e di centro, gli antichi rapporti di distanza e di prossimità, i significati dei tagli e degli inglobamenti, le relazioni delle simmetrie a fronte delle asimmetrie.
Le forme di retorica politica sono state adoperate per troppo tempo e spesso appaiono logore. La «patria dei miti» ha sofferto delle mitologie che essa stessa ha generato o che altri hanno nutrito. Uno spazio così ricco di storia è stato vittima degli storicismi. La tendenza a confondere la rappresentazione della realtà con la realtà stessa vi si perpetua: l'immagine del Mediterraneo e il Mediterraneo reale non s'identificano affatto. Un'identità dell'essere, amplificandosi, eclissa o respinge un'identità del fare, mal definita o poco efficiente. La retrospettiva continua ad avere la meglio sulla prospettiva. L'alternativa odierna fra «l'alleanza» o «scontro» delle civiltà scuote non solo il Mediterraneo.
Possiamo costatare che, malgrado tutto, le alleanze non sono impossibili e irraggiungibili, così come gli scontri non sono inevitabili e fatali. L'Italia e la sua politica, in particolare un Partito democratico che va definendosi, deve affrontare anche queste domande senza preconcetti o pregiudizi. Per farlo diversamente e meglio di prima, dovrebbe esser appoggiato da una cultura adeguata, fuori dagli stereotipi abituali: da una cultura politica aperta e laica, priva di ideologie grigie e invecchiate che hanno nel loro bagaglio non solo una destra intransigente e spesso rozza, ma anche una certa sinistra settaria.
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