PECCATO DI EVASIONE

Sono convinto che, nel suo intimo, Prodi aspetta qualcosa che aspettiamo tutti, cattolici, laici, protestanti o quel che siamo: una Chiesa che, quando fa l'esame di coscienza ai suoi fedeli, la smetta di chiedergli: "Ti sei masturbato? Quante volte?".


E cominci subito con la domanda delle domande: "Evadi le tasse? Di quanti euro?". Prodi lo ha detto questa settimana in un'intervista a "Famiglia Cristiana". Purtroppo per Prodi, e per il fisco, e per la nazione, il nostro maggior quotidiano nazionale riportava l'intervista facendola seguire da un botta e risposta con il giovane arcivescovo di Chieti-Vasto, nominato da Benedetto XVI, il quale, tra mille contorsioni, spiegava e approvava la "cautela" per cui la Chiesa si guarda bene dal condannare semplicemente e direttamente gli evasori. Quel vescovo non è il solo: Prodi è un buon cattolico, va in chiesa di qua e di là, dove si trova, e dice di non aver mai sentito nelle omelie un invito esplicito a pagar le tasse, un avvertimento con cui la Chiesa dichiari: "Chi non paga le tasse è contro di me".


Vediamo come ragiona Prodi, e come ragiona l'arcivescovo. Gli evasori sono un terzo degli italiani, dice Prodi. Il che vuol dire che i servizi statali sono possibili perché gli altri due terzi pagano li per tutti. Un terzo lucra i servizi a sbafo. Questa è una colpa sociale, civile e morale. Tocca alle istituzioni che formano la mente e la coscienza dei cittadini lavorare per far regredire e cancellare questa colpa, e le maggiori fra queste istituzioni sono la scuola e la Chiesa. Lo trovo un ragionamento ineccepibile. Qualcuno osserverà che un evasore se ne fa un baffo della scuola e della Chiesa, lui si tiene i soldi e basta. Non è così. Il silenzio delle istituzioni educatrici lo autorizza a ritenere che l'evasione sarebbe una colpa se si verificassero certe condizioni, in mancanza delle quali colpa non è.


Pensiamo alla mafia: ci sono mafiosi pluriassassini che tengono la Bibbia sotto il cuscino, si fabbricano un altarino dentro il covo, e hanno perfino un prete che li assolve. Nessuno gli ha detto, a loro personalmente, in faccia, che il mafioso è nemico dello Stato, della famiglia, della Chiesa, di se stesso, insomma di tutto. Questa dichiarazione spetta anche alla Chiesa. I preti che frequentano i boss andrebbero rimossi ed espulsi. L'arcivescovo di Chieti-Vasto mi scuserà se dico che le sue dichiarazioni di ieri avranno due effetti: gli evasori continueranno a evadere, e i non-evasori stan pensando se non sia il caso di evadere anche loro. Perché l'Eccellenza dice: "La Chiesa è cauta nel condannare l'evasione, perché il sistema fiscale non sempre sembra equo". Qui s'instaura un principio eversivo: al momento di pagare le tasse, ognuno può chiedersi se lo Stato le fa pagare bene, e se le usa bene.


Non ho timore a rispondere di no a tutt'e due le domande. "Troppe sperequazioni - dice l'Eccellenza -, troppi privilegi". Ma se su questa base tutti ci sentiamo autorizzati a evadere le tasse, lo Stato muore dall'oggi al domani. Un pensiero come questo è il vero killer dello Stato, non le stolide elucubrazioni delle Brigate rosse. Per la stessa ragione la Chiesa chiuderebbe baracca e burattini, se i fedeli, invece di fare le offerte, si chiedessero dove son finiti i miliardi di dollari per chiudere le cause dei preti pedofili.


Nessun fedele ha dato un solo dollaro per pagare i vizi di quei preti. Quei preti vanno condannati e puniti, ma il fedele deve poter elargire le sue offerte alla Chiesa, senza temere di foraggiare quei vizi. Gli evasori vanno individuati e puniti, e i governanti che usano male il denaro delle tasse vanno spodestati e sostituiti. Tutti dobbiamo essere d'accordo su questo. Anche le Loro Eccellenze.

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