Pedina la ex e finisce accusato di stalking a Gorizia

Il 40enne ha reincontrato la “vecchia fiamma” dopo 10 anni, mentre andava regolarmente a trovare la madre
Bumbaca Gorizia 03_05_2018 Tribunale, app per aste giudiziarie © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 03_05_2018 Tribunale, app per aste giudiziarie © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

GORIZIA «Controllore seriale» nei confronti di una coetanea è finito a processo per stalking. Un “pressing” durato dal 2013 al 2015. Incrocio di sguardi, in una sorta di osservazione a distanza che ha provocato nella donna stati d’ansia alimentando un’opprimente sensazione persecutoria. La goriziana, M.G., era arrivata al punto di annotare sul diario quella presenza diventata ossessiva. Nè sono mancate le richieste d’intervento della polizia. «Sono qui, tranquillo, sto per i fatti miei», rispondeva l’uomo, M.Z. Non c’erano i presupposti tuttavia per il suo allontanamento. Il quarantenne goriziano con la donna aveva avuto una lontana relazione, finita nel giro di un anno. Dieci anni fa. Poi le loro strade si sono divise. Finché le circostanze non li hanno fatti reincontrare.

Lui, operaio, dal carattere riservato e piuttosto chiuso, per certi versi “strano” con i suoi comportamenti schivi, una volta troncata una lunga e importante coinvivenza, s’era ritrovato nuovamente single. La quotidianità scorreva tra lavoro, amici e l’anziana madre alla quale s’era avvicinato, mantenendo una regolare frequenza. Andava a trovarla per pranzo, più spesso si fermava a cena, conclusa la giornata di lavoro.

È proprio nella palazzina dove risiedeva la madre che l’uomo s’è imbattuto nella sua “vecchia fiamma”. La donna andava a trovare la cugina, la sua abitazione distava una cinquantina di metri. «Se vuoi ci possiamo rivedere», le aveva proposto sentendosi rispondere «no, grazie».

Tutto finito lì, nessuno scambio di numero di cellulare, le condizioni per riprendere il filo di un passato ormai remoto proprio non c’erano. A ciascuno la sua solita vita. Lui a continuare ad andare a trovare la madre, lei la cugina. Il quarantenne, soprattutto la sera aveva l’abitudine di camminare, macinava falcate lungo le vie circostanti l’abitazione della madre. Lo faceva anche per scaricarsi dopo la giornata lavorativa. Strano forse quel suo andare avanti e indietro, sostando di tanto in tanto.

Certo è che con le distanze ravvicinate dalle rispettive abitudini l’incrocio di quelle due vite ormai parallele pure avveniva. Lui prima o poi finiva per orbitare attorno alle stesse zone frequentate dalla donna. Come di consueto passeggiava fermandosi spesso in punti precisi, più o meno sempre quelli. Vi rimaveva per un po’, per poi riprendere il cammino e rientrare a casa. Lei d’altronde la cugina l’andava spesso a trovare.

E le cose non le quadravano. Per lei tutto quell’andirivieni così metodico e la presenza costante le apparivano “compulsivi”. E se ad un certo punto lui, di fronte all’intervento delle forze dell’ordine messe al corrente del suo comportamento “ossessivo”, aveva prospettato la disponibilità a cambiare itinerario, non poteva bastare. Prima o poi la sua presenza veniva comunque “intercettata”.

La donna, evidentemente esasperata, ha iniziato a “prendere nota” dei passaggi del quarantenne. Nel suo diario ha elencato luoghi e orari. Ha pregato la cugina: «Se viene ancora da queste parti, avvisami». Tutto era diventato insopportabile, una “gabbia psicologica” creatale attorno dal continuo incedere dei suoi passi e dei regolari stazionamenti. Come una goccia che scava le consegnava ciò che era diventata la certezza di un vero e proprio “controllo seriale”.

Durante l’udienza preliminare gli elementi raccolti sono stati ritenuti sostenibili a giudizio. Lo stalking è configurabile quando si ravvisano condizioni gravi, precise e concordanti. La donna si è costituita parte civile al processo, al fine di richiedere i danni per la sofferenza psicologica subita.

La cugina, chiamata a testimoniare dalla pubblica accusa, ha confermato davanti al giudice monocratico Marcello Coppari, la costante presenza dell’uomo, difeso dall’avvocato Guglielmo Bancheri, che porterà in dibattimento otto testi. Sono le prime battute del procedimento, la seconda udienza s’è tenuta il 30 maggio scorso.

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