PER INSIEL UNA STRADA OBBLIGATA
Il percorso per la privatizzazione dell'Insiel prevede per oggi una tappa decisiva. Scade il termine, infatti, per la presentazione delle offerte per l'acquisizione del 49% dell'azienda informatica regionale da parte delle quattro società ammesse alla gara. Che fosse un percorso difficile e pieno di insidie era prevedibile fin dall'inizio, per le incertezze con cui la Regione era giunta alla decisione di privatizzare la società, per le modalità individuate e, non ultima, per la dura opposizione sempre manifestata dai sindacati e dalla componente più estremista della stessa maggioranza di governo.
Di nuovo ci sono, da una parte, tre ricorsi presentati al Tar, due da società che si sono ritenute escluse dalla gara illegittimamente ed una terza che riguarda un aspetto cruciale del contenuto della gara stessa; dall'altra, un clima appesantito dal diffondersi di voci più o meno interessate e da ulteriori elementi di incertezza. Si sa che un ricorso al Tar, anche se poggia su motivazioni ritenute inconsistenti, diventa comunque fattore di turbativa. Tanto più che la decisione del tribunale amministrativo è prevista pochi giorni dopo il termine per la presentazione delle offerte.
Il ricorso al Tar è un fatto oggettivo che si inserisce in un contesto che, per il concorrere di tanti fattori provocati o casuali, è diventato molto teso. Sono emersi alcuni dubbi sull'effettivo valore attribuito all'Insiel, forse sovrastimato. Perplessità sono state suscitate, poi, dalla stabilizzazione di un numero rilevante di lavoratori precari dell'Insiel, soprattutto avendo presente la clausola che impegna l'acquirente a conservare il personale. Infine, ci sono incertezze su come sono tenute le fila di tutta l'operazione, e questo allarga lo spazio per le supposizioni, che sono inevitabili in questi contesti ma che non andrebbero alimentate da ingenuità o errori.
Non voglio entrare nel merito dei ricorsi al Tar o dei problemi sorti attorno ad una vicenda che, per significato politico e per dimensione economica è fra le più rilevanti di questi ultimi anni. Vorrei invece partire da una semplice constatazione: Insiel si trova in una condizione preoccupante, essendo limitati i suoi movimenti all'interno di un mercato molto competitivo e con numerosi concorrenti in vario modo agguerriti, con il rischio quindi di subire contraccolpi che sarà sempre più difficile assorbire con il passare del tempo. L'imperativo, per il futuro della società ed anche per il rilievo che ha per tutto il FVG, è quindi che ne esca il prima possibile. La strada della privatizzazione, ancorché contorta e con vincoli non leggeri, è quella giusta e più ricca di prospettive positive per l'azienda.
E' una convinzione che nasce dall'analisi di tanti dati di fatto, e quindi neppure prende in considerazione che è una strada obbligata. Sarebbe bello che anche i sindacati e l'estrema sinistra potessero condividerla. Fin da quando l'art. 13 del decreto Bersani ha posto all'Insiel il problema di come riposizionarsi e come rispondere alla sfida lanciata non tanto da un decreto quanto dalle stesse condizioni del mercato, si sono sempre opposti all'ipotesi della privatizzazione senza per altro indicare che cosa dovrebbe fare la società per affrontare il nodo del mercato. Forse, per certa cultura il mercato è una variabile trascurabile, se non da ignorare.
Non è questa, in verità, l'unica battaglia che sindacati ed estrema sinistra conducono anche contro timidi tentativi di sbloccare un paese in ritardo su molti temi cruciali e ad alto rischio. Questo volere conservare ad ogni costo l'esistente, con i suoi piccoli privilegi e con aree riservate alla fine danneggia tutti, compresi i presunti protetti. Un altro nodo è costituito dalla gestione dell'Insiel. L'attuale presidente non è un presidente qualsiasi: è un imprenditore che è stato anche al vertice della confindustria regionale. E' legittimo aspettarsi, quindi, che guidi con sicurezza il complesso percorso della privatizzazione della società e che possegga le capacità negoziali richieste quando tutti i partecipanti sono assai tosti. Se non compete a lui tale compito, forse sarebbe utile conoscere l'effettiva linea di comando, visto che non si capisce bene, dall'esterno, quali siano i ruoli di Viero e De Capitani, per citare i nomi che appaiono sui giornali.
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