PERIODICO SCROLLONE
Le azioni, si sa, sono quote di proprietà delle imprese. In larghissima maggioranza queste imprese stanno espandendo la loro attività e i loro profitti. Questo avviene pressoché in tutto il mondo. E non c'è parte del mondo nella quale vi siano ragioni serie che gettino ombra su questa espansione dell'attività e dei relativi profitti.
Come sempre, conviene tenere i piedi per terra di fronte alle turbolenze dei mercati azionari, specie da parte di chi in azioni ha investito stabilmente i propri risparmi. Quel che sta accadendo in questi giorni, infatti, è solo una conseguenza delle patologie finanziarie generate dalla globalizzazione, ossia da quella concorrenza a tutto campo che induce i gestori di banche, società finanziarie, fondi speculativi e altri intermediari della più diversa specie a scalare le classifiche della profittabilità prendendo la scorciatoia degli alti rendimenti associati agli impieghi più rischiosi.
Il caso dei mutui concessi negli Stati Uniti anche a gente che non aveva la capacità reddituale per poterli rimborsare, per poi cedere i relativi crediti a catene di intermediari. Al fondo delle quali non si aveva più la cognizione della loro aleatorietà, è solo un caso, forse il più eclatante certo, di dove può portare l'eccesso di finanziarizzazione che l'integrazione dei mercati ha agevolato. L'ha agevolato sia direttamente, in quanto la domanda e l'offerta di servizi finanziari si rivolgono all'intero mondo, sia indirettamente perché la competizione tra i gestori di banche e società di intermediazione si è acuita, è diventata globale anch'essa, inducendo molti a puntare tutto su risultati di breve periodo senza curarsi se si mettono a rischio quelli degli anni a venire. A fronte di questa mondializzazione dell'attività finanziaria, la giurisdizione delle autorità di controllo è rimasta nazionale. Le banche centrali hanno ovviato in parte a questa asimmetria rafforzando il coordinamento tra di loro, ma i risultati non possono essere che relativi.
Sono assolutamente insufficienti nel controllo su scala globale di quanto sta avvenendo. Per contro, sono abbastanza efficienti negli interventi di contenimento delle crisi. Si è visto nei giorni scorsi e ancora ieri come tutte le maggiori banche centrali siano intervenute con iniezioni di liquidità per evitare che le insolvenze di alcuni intermediari innescassero una reazione a catena determinando la forzata insolvenza di altri. Evocare spettri come la grande crisi del 1929 e titolare sui "miliardi bruciati" (senza mai aver titolato sui miliardi creati da quattro anni di rialzi delle Borse di tutto il mondo) è frutto soltanto del sensazionalismo giornalistico che ignora non solo quale sia stato il progresso compiuto dalla concertazione tra le banche centrali fin dalla crisi delle "tigri asiatiche" di dieci anno fa; non solo quale supporto le quotazioni di Borsa possono trovare nel potenziale di espansione che l'economia mondiale tuttora presenta, ma anche la normale fisiologia dei mercati azionari. Attiene alla normale fisiologia della Borsa, infatti, che in presenza di queste turbolenze la reattività delle quotazioni si accentui fortemente.
Quando si sa, o soltanto si suppone, che vi siano operatori costretti a vendere - e ce ne sono tanti qua e la nel mondo, soprattutto tra i molti che hanno comprato pagando persino il 90% dei titoli acquistati con debiti allegramente concessi dalle banche - chi deve comprare aspetta. Questo è sempre avvenuto e sempre avverrà. Ma è sempre avvenuto e sempre avverrà anche che, quando chi vi è stato costretto avrà venduto, il mercato ritrova il suo equilibrio e le quotazioni un loro livello coerente con le prospettive di attività e redditività delle aziende che rappresentano. Per fare un esempio che tutti possono capire: c'è qualche altro motivo per cui le azioni della Fiat valessero ieri il 20% in meno rispetto ad un mese fa? E se un mese fa vi fosse stata la possibilità di acquistare Fiat col 20% di sconto, pur sapendo che negli Stati Uniti c'era una gran quantità di mutui concessi a persone a rischio, quanti avrebbero mancato, potendoselo permettere, di approfittarne?
Se quel che conta è la crescita e la profittabilità delle aziende, turbolenze come quelle di questi giorni sono occasioni per comprare e non mangiarsi le mani quando la calma sarà tornata. Perché la calma, poi, torna sempre; quando non si sa, ma torna, soprattutto quando l'economia va bene, le aziende lavorano e generano con i loro profitti buoni dividendi da distribuire agli azionisti.
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