Perizia tecnica al super esperto Affidamento tra una settimana

Il pm Montrone ha scelto l’ingegner Curtarello, che a Trieste si era già occupato del collasso del palco  per il concerto di Jovanotti

Il pubblico ministero Pietro Montrone, il magistrato della Procura di Trieste che ha aperto il fascicolo di indagine sul crollo dell’Acquamarina, nei prossimi giorni affiderà la perizia tecnica sulle cause dell’incidente a uno specialista: è l’ingegner Franco Curtarello di Padova, esperto di strutture in acciaio e di sicurezza nei cantieri a livello nazionale.

L’incarico sarà conferito ufficialmente martedì della prossima settimana.

Quello di Curtarello non è un nome sconosciuto a Trieste: il professionista, in passato, si era anche occupato del crollo del palco per il concerto di Jovanotti mentre era in fase di allestimento al PalaTrieste. Il cedimento, come noto, era costato la vita nel dicembre del 2011 allo studente Francesco Pinna.

Sulle cause del collasso strutturale del tetto della piscina “Acquamarina” in questi giorni si sono rincorse soltanto ipotesi: la copertura è crollata proprio mentre due operai specializzati della ditta veneta “Zara metalmeccanica srl” stavano sostituendo i bulloni. Non si esclude che le operazioni di smontaggio e montaggio possano in qualche modo aver generato uno squilibrio di forze sulla struttura del tetto, costruito con un reticolare in acciaio a sviluppo tridimensionale collegato a un solaio in cemento armato e con un foro centrale.

Lo squilibrio potrebbe aver gravato sui bulloni rimanenti provocando sforzi superiori alla capacità di resistenza? Andrà chiarito.

Va detto, come riportato in una perizia statica del 2016 firmata dall’ingegner Fausto Benussi (il progettista strutturale della piscina, ora iscritto assieme ad altre diciassette persone nel registro degli indagati), che i bulloni erano deteriorati dal cloruro.

«Sono stati rilevati fenomeni corrosivi ormai iniziati e di cui non può darsi una previsione temporale precisa in termini di loro evoluzione», si legge nel documento del 2016 firmato dall’ingegnere. «Di certo sono destinati ad aumentare progressivamente e a destare la dovuta preoccupazione. Saranno in peggioramento l’ossidazione dei bulloni, al momento il fenomeno più preoccupante, e poi quella della vernice e successivamente dell’acciaio dei tubi metallici».

A tali fenomeni, continua la perizia di Benussi, «non può non darsi riscontro». E, ancora, «di massima potrà procrastinarsi un intervento per non più di un anno, oltre al quale si dovrà perlomeno rieseguire un monitoraggio che misuri il progredire della corrosione. Appare prioritario già adesso, o perlomeno quando si riscontri un peggioramento apprezzabile, sostituire tutti i bulloni con i medesimi nuovi zincati o cadmiati». —

G.S.

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