Peroni: «I neolaureati siano pronti a spostarsi»

Prima il lavoro o la vita? Una domanda che imbarazza, quella che ieri Tommaso Gandini, studente del liceo classico Dante di Trieste, ha posto al rettore Francesco Peroni. Difficile rispondere, «di fronte a un lavoro che qui non c'è e alla prospettiva di inseguirlo fuori dai confini nazionali, magari adattandosi a non dare continuità alla propria vita, sociale e affettiva. Soprattutto se poi il lavoro che insegui ha comunque un termine e dunque non ti permette di costruirti una vita». Un po’ come chiedere se viene prima l'uovo o la gallina. Siamo al Posto delle fragole, all'ultimo del ciclo di incontri organizzato nel Parco di San Giovanni, per aprirlo alla cittadinanza ricordandone il valore di Ospedale psichiatrico liberato. Padrone di casa sempre lo scrittore Pino Roveredo, che questa volta chiama a raccolta gli studenti (sul tavolo, oltre a Tommaso, c'è Margherita Quaia dello scientifico "Galilei") e il rettore. Un confronto aperto con i ragazzi che cercano un lavoro in linea con le loro aspirazioni e sono incerti sull'iscrizione all'università. Vale ancora la pena laurearsi oggi? «Meglio avere una popolazione con un tasso scolastico più elevato – risponde Peroni-. Ma non basta. Inutile investire solo sul raggiungimento del titolo della laurea: esso deve essere anche spendibile sul mercato. Non si deve con questo avere il dubbio di rinunciare agli studi, ma occorre orientare la propria formazione ragionando sulla qualità. Il che non implica iscriversi a un corso di laurea piuttosto che un altro in base al grado di assorbimento in termini di posti di lavoro, ma avere chiaro cosa vuol dire formarsi al livello di eccellenza in quel settore. Ed essere disposti a mettersi in gioco per spendersi su un raggio territoriale molto esteso». Secondo il rettore insomma laurearsi oggi ha ancora più senso di prima, perché «più si è attrezzati di fronte alla grande trasformazione in atto e meglio è, con una formazione non esclusivamente specifica». Ci sono molte cose da cambiare. A partire, come dice Margherita, da un nuovo ministro dell'istruzione che conosca come funzionano i sistemi scolastici di tutta Europa e che non pensi alla scuola solo come a un settore dove tagliare risorse. Sorprende sapere che gli studenti non premiano i cicli di occupazione fatti negli anni scorsi, almeno quando hanno cominciato a diventare un rito dimentico dei motivi di lotta, la condizione degli edifici scolastici per esempio. Stupisce ancora di più sapere che Peroni se li ricorda invece come momenti di grande crescita per gli universitari, che a Trieste ha dato un ottimo esempi di qualità: prova ne è la proposta, venuta dagli studenti stessi, di autotassarsi per avere un abbonamento al bus esteso a tutti gli iscritti.
(el.pla.)
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