«Pneumologia alle corde»: c’è aria di sciopero

«La Pneumologia è alle corde». Secondo i rappresentanti sindacali di tutte le sigle, quello che è storicamente uno dei più apprezzati reparti ospedalieri cittadini, tanto da situarsi ai vertici nazionali, rischia di diventare la punta dell’iceberg di problemi creati dalla spending review in tutto il settore sanitario.
«Se entro il 30 aprile (domani, ndr), data che ci è stata indicata per avere finalmente una risposta, non avremo una soluzione, sarà sciopero», annuncia Rossana Giacaz della Cgil.
La questione è il numero degli infermieri del reparto ridottisi negli ultimi tempi e «oggi assolutamente insufficienti - specifica Giacaz - a scapito sia dello stesso personale, sempre più stressato, ma soprattutto dei pazienti che non ricevono più il minimo di assistenza indispensabile».
Il direttore della Pneumologia Marco Confalonieri ha evidenziato invano la questione alla direzione generale, i sindacati hanno proclamato lo stato di agitazione, sospeso solo dopo un incontro al palazzo del governo in cui lo stesso rappresentante del prefetto ha svolto un’opera di mediazione.
Alla richiesta di almeno tre infermieri in più, uno per turno, da poter affiancare ai due già presenti, i responsabili di Cattinara hanno invece proposto un infermiere più un operatore socio-sanitario, soluzione che è stata giudicata inadeguata.
Giorgio Iurcich (Cisl), Luca Tracanelli (Uil) e Paolo Rizzo (Fials) contribuiscono a delineare la situazione del reparto: «In Pneumologia i posti letto sono 19, di cui quattro riservati a pazienti in terapia intensiva, che però spesso sono sei». «I ricoveri sono passati dai 772 del 2004 agli 889 del 2011, ultimo dato noto», riferisce Iurchich.
«E sono anche aumentati i day hospital e le attività ambulatoriali - aggiunge Tracanelli -. Dei due infermieri che sono contemporaneamente in servizio, uno può seguire solo le terapie intensive e l’altro dovrebbe controllare gli altri 15 pazienti. Ma il rapporto di uno a 15 va bene per le Rsa, non certo per gli ospedali».
Da qui dunque la necessità di aggiungere un terzo infermiere per turno. «Anche il settore medico è in sofferenza - commenta Giacaz - e se non si fermano i tagli si creerà un effetto a cascata che manderà in crisi tutto l’ospedale, e dopo aver colpito il pronto soccorso proseguirà con le mediche e la chirurgia generale. Sembrano prossime le assunzioni di 15 infermieri, ma 12 di questi saranno destinati alle mediche. Con questi numeri tutti i reparti andranno in tilt».
«La direzione - aggiunge Rizzo - propone piccole manovre tampone a macchia di leopardo, serve invece un piano d’azione complessivo che tenga conto che siamo di fronte a una vera emergenza». E tutto ciò mentre l’estate si avvicina e non si conosce il piano delle eventuali temporanne chiusure di alcuni reparti per permettere lo svolgimento delle ferie. «Logico che i servizi essenziali devono essere mantenuti - conclude Giacaz - ma se tra qualche giorno saremo costretti a dichiarare lo sciopero pensiamo che ciò possa avere un effetto dirompente a livello simbolico e psicologico».(s.m.)
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