Ponterosso, 50 chili di pesce “distrutti”

Blitz di Asl e Nas al bancone di Guido Doz: carenze igienico sanitarie. Il titolare: «Oggi riapro»
Lasorte Trieste 10/04/13 - Piazza Ponterosso, Furgone Pesce
Lasorte Trieste 10/04/13 - Piazza Ponterosso, Furgone Pesce

Cinquanta chili di pesce, in buona parte pregiato, come scampi, gamberoni, seppie, branzini, orate, riboni e mormore. Il tutto per un valore di oltre 2mila euro. Tutto questo è stato distrutto per ordine dei veterinari dell’Asl e dei carabinieri del Nas. In pratica è stato svuotato l’intero bancone di Guido Doz, il popolare pescivendolo titolare di un’attività ambulante in Ponterosso.

Il blitz attivato da una segnalazione degli agenti della polizia municipale è stato messo a segno l’altra mattina. Doz si è trovato davanti, anziché le casalinghe e le massaie, sue tradizionali clienti, gli uomini in divisa. Gli investigatori hanno riscontrato gravi carenze igienico sanitarie e strutturali, dovute sostanzialmente alle modalità irregolari di conservazione del pesce correlate all’assenza dell’impianto di refrigerazione e al fatto che il pescato in vendita era tenuto freddo dal ghiaccio. Questo perché mancava il frigorifero.

Ma c’è di più. Sono state anche riscontrate carenze, sempre di tipo igienico sanitario, nel frigo del camion utilizzato per il trasporto della merce.

Doz è andato giù duro. «Quanto accaduto - ha detto - è stato il solito tentativo di farmi chiudere l’attività in Ponterosso. Ma io vado avanti. Anche domani (oggi, ndr) aprirò il banco in Ponterosso. Rispetterò le prescrizioni che mi hanno fatto, ma le trovo esagerate. Un grado di temperatura non è nulla. Mi hanno detto che devo coprire, che devo sommergere il pesce con il ghiaccio. Ma così la gente non lo può vedere. Mi sento perseguitato dai controlli di ogni genere. Per esempio, nella bottega di Servola, sono venuti a controllarmi otto volte in due mesi. Se vogliono farmi chiudere lo facciano. Ma io dò lavoro a 34 persone e se chiudo dovrò licenziarle. E non è colpa mia...». Il pescivendolo si riferisce al ristorante della Cooperativa dei pescatori che si chiama "Festa del pesce” in omaggio alle sagre all’aperto, prende il posto dell’ex pizzeria “Alla ferriera” ed ha una grande particolarità. A lavorarci sono dieci dei trenta pescatori in cassa integrazione.

Doz continua: «Mi hanno fatto buttar via 2mila euro di merce pregiata. Lo hanno fatto solo per farmi dispetto. Ho dovuto distruggere quel pesce senza alcun ragionevole motivo. Solo perché ce l’hanno con me. Perché quello era pesce perfetto, non era pesce vecchio. Comunque domani (oggi, ndr) riapro. Tengo duro finché posso, perché so di essere nel giusto». (c.b.)

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